Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

giovedì 2 giugno 2011

Rabban Bar Sauma, Il Marco Polo alla rovescia


Preti nestoriani in Cina
Che traffico nel 1200 lungo la via della Seta! I poli di attrazione sono Roma e Pechino, non solo per i mercanti, ma importanti manovre diplomatiche tra le grandi potenze dell’epoca: l’impero mongolo da una parte che, al massimo della sua espansione territoriale, dominava gran parte del Medio Oriente e della Europa dell’Est ed i grandi regni della Europa Occidentale, impegnati con le crociate nella lotta contro i musulmani, guidati più o meno direttamente dai Papi di Roma. In questa grande confusione di armi e di lingue diverse, spiccano le storie di umili personaggi che, con enormi sacrifici personali, attraversarono il mondo conosciuto da un estremo all’altro, per diventare gli ambasciatori dei potenti. Ma la cosa curiosa della storie di questi “messaggeri globe-trotter” è che, da un lato per la lunga durata dei viaggi, e dall’altro per la breve durata della vita media dell’epoca, quasi mai un “postino” riusciva a recapitare il messaggio del “mittente” originario al vero “destinatario”! Ma entriamo nella vicenda romanzesca di Rabban Bar Sauma!

Rabban Bar Sauma (c. 1220-1294) (in cinese:拉宾扫务玛Lā Bīn Sǎowùmǎ), era un monaco nestoriano di Pechino che diventò ambasciatore della fede cristiana in Cina. Egli è passato alla storia per aver tentato un pellegrinaggio dalla Cina, a quel tempo dominata dai Mongoli, fino a Gerusalemme, luogo dove non arrivò mai, perché le vicende della vita lo spinsero in tutt’altra direzione.

Dei nestoriani ne abbiamo già parlato: (vedi :un prete di nome Adamo alla corte dei Tang) Espulsi dall’impero bizantino dopo la condanna per eresia di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, i suoi seguaci avevano costituito una chiesa separata in Persia ed in Mesopotamia: a seguito poi della conquista dei musulmani di queste terre, si erano spostati ulteriormente ad est, fino ad arrivare in Cina. Inizialmente accettati dalla dinastia Tang nel VII secolo, furono poi perseguitati e solo qualche piccola comunità sopravvisse nelle province nord-occidentali della Cina, abitate dai turchi uighuri (oggi Xinjiang). I nestoriani avevano ripreso vigore dopo la conquista mongola della Cina nel XIII° secolo, in quanto Gengis Khan (1162- 1227) si era mostrato benevolo verso questa religione ed aveva consentito alle comunità nestoriane di svilupparsi in Cina. In particolare si era convertita al cristianesimo la nuora di Gengis Khan, madre del futuro Gran Khan Kublai.(1215-1294)

Questa era l’ambiente in cui Bar Sauma era nato. Sebbene vivesse a Khanbalik (Pechino) faceva parte della comunità uighura, in altre parole era di origine turca e non cinese. Tuttavia era cresciuto parlando e vivendo in ambiente cinese, per cui possiamo considerarlo “culturalmente” un cinese. Fin da giovane fu attratto dalla locale comunità nestoriana, ed all’età di venti anni abbandonò la sua famiglia benestante e decise di farsi monaco. Visse per molti anni come un asceta in una grotta attirando molti seguaci con la sua spiritualità. («Rabban» infatti è un titolo di rispetto, come «rabbi», «maestro»). Uno dei suoi discepoli preferiti era un certo Markos, con cui - tra il 1275 e il 1280 – elaborò il progetto fare un pellegrinaggio fino a Gerusalemme: ottenne il lasciapassare del Gran Khan, una delle poche garanzie di poter intraprendere un viaggio così lungo ma in gran parte in territori dominati dai mongoli.



Il viaggio di Giovanni da Pian del Carpine
In quegli anni infatti l’impero mongolo aveva raggiunto il massimo della sua espansione: le orde tartare avevano conquistato gli altipiani iranici, annientato i principati russi. Per un anno intero Polonia, Ungheria e Balcani, fino alle coste dell’Adriatico (vedi: Nel 1241 la Cina era veramente vicina), furono devastati dalle truppe del generale Batu. Lo sgomento in Europa era grande, temperato solo dalle notizie delle sconfitte subite dai musulmani ad opera dei mongoli. Il papa Innocenzo IV (che governò la Chiesa dal 1243 al 1254), decise di inviare in Mongolia un legato pontificio, per chiedere al Khan la conversione dei Tartari e la rinuncia alla conquista dell’Europa in vista di una possibile alleanza contro l’islam. La scelta cade sul francescano Giovanni da Pian del Carpine. (vedi: Mission impossibile:il papa Innocenzo IV chiede a frate Giovanni di convertire l'imperatore della Cina) Fra’ Giovanni, partito da Lione, percorrendo più di dieci mila chilometri attraverso la Russia e le steppe dell’Asia Centrale e recando con sé due lettere papali e raggiunse la tenda di Güyük il nuovo Gran Khan dei Mongoli proprio nei giorni della sua incoronazione, il 22 luglio del 1246 (essendo appena morto suo padre il Gran Khan Ögödei, figlio di Gengis Khan: e questo è il primo mancato appuntamento …). La sua missione presso Güyük si rivelò un fallimento: il Gran Khan rifiutò ogni proposta del papa Innocenzo IV e anzi aveva ingiunto al pontefice e a tutti i principi cristiani di sottomettersi alla sua autorità. Fra’ Giovanni tornò molto deluso in Francia: tuttavia, con il suo avventuroso viaggio, aprì la strada a successive spedizioni, compresa quella di Marco Polo, di cui fu precursore di ben quindici anni.

I viaggi dei Polo

Il primo viaggio dei Polo avviene infatti nel 1260 quasi per caso (in realtà “nulla” avviene per caso...). Inseguendo il loro mercato, Nicolò e Matteo Polo (vedi: Marco lo ha raccontato ne il Milione ma il "grande viaggio" è stato pensato da suo padre Nicolò Polo) si erano spinti da Costantinopoli - dove operavano da tempo - fino Bukhara ma da tre anni non riuscivano a tornare a causa delle continue guerre locali. Un bel giorno passano di lì dei messi mongoli che si recavano da Qublai, (Gran Khan succeduto nel frattempo a Güyük), che li invitarono ad unirsi a loro, dato che l’imperatore non aveva mai visto dei “latini” (intendendo probabilmente abitanti dell’Europa meridionale) e sarebbe stato felice di parlare con loro. Dopo un lunghissimo viaggio i Polo arrivarono alla corte di Qublai. Il Gran Khan accolse i due fratelli Polo con tutti gli onori e fece loro molte domande sull’Europa. Diede loro una piastra d’oro che doveva servire da salvacondotto per il viaggio di ritorno e affidò loro una lettera per il Papa in cui lo pregava di mandargli “cento uomini savi, esperti nella religione cristiana, sapienti nelle sette arti“ per convertire la popolazione. Ripartirono nel 1266 arrivando a Roma nel 1269, ma nel frattempo anche il papa Clemente IV° era morto (secondo mancato appuntamento...) ed i Polo dovettero attendere la nomina del nuovo papa Gregorio X° (che avvenne ben tre anni dopo) per poter ripartire per la Cina, questa volta accompagnati dal giovane Marco. Ma invece di cento savi, Gregorio X°, mandò solo due frati autorizzati a ordinare sacerdoti e vescovi, fornendo loro le dovute credenziali e doni per il Khan. Il gruppo si rimise in viaggio ma, spaventati dalle guerre che devastavano quelle regioni, ben presto i frati tornarono indietro.

Ma torniamo a Bar Sauma ed al suo pellegrinaggio: partiti da Khanbaliq poco dopo l’arrivo in Cina di marco Polo, Bar Sauma e Markos risalendo il corso del Fiume Giallo giunsero a Lanzhou. Da lì, presero la via della seta meridionale sotto il deserto del Taklamakan passando Miran e seguendo un percorso lungo il fiume Chenchen per circa 500 miglia raggiungendo Khotan dopo due mesi di cammino. Superato poi Kashgar, Talas, e Tus, la capitale dell’ilkhanato del Khorasan (oggi Afghanistan) si mossero verso Maragheg (oggi Azerbaijan) che era la capitale dell’ il-khanato governato da Hulagu (1217-1265) fratello di Kublai ed arrivarono infine a Baghdad.

La prima parte del viaggio di Bar Sauma

Da Baghdad proseguirono per Tabriz e Ani, e poi si diressero verso le città portuali del Mar Nero. A questo punto gli amici armeni e georgiani li sconsigliarono di proseguire per la terra Santa a causa delle guerre in corso nel sud della Siria tra crociati e musulmani: decisero così di ritornare a Baghdad.

Lì si fermarono per molti mesi e conobbero il patriarca della chiesa nestoriana Mar Denha I°. Il Patriarca, apprezzate le virtù dei due monaci, nominò Markos vescovo metropolitano (una sorta di arci-vescovo nelle chiese orientali) della Cina settentrionale ed affidò loro dei messaggi da portare in Cina nel loro viaggio di ritorno.

Ma le continue guerre nel Medio Oriente impedirono ai due sia di proseguire per Gerusalemme sia di ripartire per la Cina, e durante questo periodo di attesa il patriarca morì. I vescovi nestoriani decisero allora di eleggere patriarca Markos, con il nome di Mar Yaballaha III°. Markos e Bar Sauma andarono quindi a Maragheh per avere l’avvallo del Khan Abaqa alla nomina di Markos. Con il solito tempismo, nel 1282 Abaqa era morto (e tre!) e suo figlio Arghun (1258-1291) era salito al trono.


Arghun col figlio Ghazan in braccio ed il padre Abaqa a cavallo
Arghun è un personaggio centrale in questa storia: pur essendo di religione buddhista, era molto tollerante - come lo erano in generale i mongoli - verso le altre religioni (del resto sua madre, moglie di Abaqa era cristiana). Arghun aveva un progetto ambizioso: voleva stringere un’alleanza strategica con i cristiani di Europa per combattere i loro nemici comuni, i musulmani mamelucchi ed aveva promesso che in caso di conquista di Gerusalemme da parte dei cristiani si sarebbe fatto battezzare. Il nuovo patriarca Mar Yaballaha suggerì ad Arghun di inviare, (indovinate chi?) proprio Bar Sauma come ambasciatore per incontrare il papa di Roma ed i monarchi europei.

E fu così che nel 1287, l’ormai anziano Bar Sauma (aveva la veneranda età di 67 anni: un record per l’epoca!) si rimise in viaggio portando doni e missive da parte di Arghun all’ Imperatore di Bisanzio, al Papa Onorio IV ed ai monarchi di Francia e di Inghilterra. Questa volta nel suo viaggio fu accompagnato da un numeroso seguito: in particolare lo seguì come interprete tale Tommaso d’Anfossi, membro di una famosa società bancaria genovese che operava in Medio Oriente. Bar Sauma che conosceva molto bene il cinese, il mongolo, il turco ed il persiano, non conosceva infatti le lingue europee.

Attraversando l’Armenia giunsero a Trebisonda, ed attraverso il Mar Nero arrivarono a Costantinopoli dove incontrarono Andronico II° Paleologo. Nel resoconto del suo viaggio Bar Sauma fornisce un descrizione entusiastica della bellissima basilica di Santa Sofia.

In seguito, sempre per mare, arrivò in Sicilia, dove assistette alla grande eruzione dell’ Etna del 1287. Risalì poi verso Sorrento, dove era in corso una battaglia navale tra le flotte di Carlo II° e di Giacomo II° di Aragona, re di Sicilia che uscì vittorioso dalla battaglia. Si diresse poi verso Roma dove sfortunatamente non riuscì ad incontrare il papa Onorio IV che era deceduto da poco (e quattro!) Riuscì comunque il nel suo lavoro diplomatico trattando con i cardinali.

Il lungo viaggio di Bar Sauma

Le tappe successive in Italia, nel viaggio verso Parigi, furono la Toscana e Genova, dove si fermò per tutto l’inverno tra il 1287 ed il 1288. Arrivato in Francia, (che lui chiamava «Frangestan») trascorse più di un mese presso il re Filippo il Bello, il quale sembrò rispondere positivamente alle richieste dell’ambasciata mongola, dando a Bar Sauma molti regali per il Khan Arghun ed inviando uno dei suoi nobili, Gobert de Helleville, per accompagnarlo nel suo viaggio di ritorno.

In Guascogna, nel sud della Francia, che a quel tempo era in mani inglesi, Bar Sauma incontrò infine il re Edoardo I° di Inghilterra. Anche lui rispose positivamente alle proposte di Arghun, ma in seguito non fu in grado di aderire all’alleanza a causa dei conflitti in casa sua con i gallesi e gli scozzesi. Rientrato a Roma, Bar Sauma fu cordialmente ricevuto dal neo eletto Papa Niccolò IV , che gli permise di celebrare la propria Eucaristia nella capitale della cristianità latina. Niccolò IV incaricò poi Bar Sauma di una missione presso i cristiani d'Oriente, e gli affidò un diadema prezioso da donare a Mar Yaballaha. Bar Sauma tornò a Baghdad nel 1288 portando con sé messaggi e doni dei vari regnanti europei che aveva incontrato.

La principessa Cocacin

La questione dell’alleanza franco-mongola posta da Arghun Khan non andò a buon fine per vari motivi: ma c’è un’atra curiosa coincidenza. Marco Polo era talmente piaciuto a Kublai Khan, il quale non voleva per nessuna ragione privarsi dei suoi servizi, e lo tenne con sé per diciassette anni affidandogli importanti incarichi: l’occasione per ritornare a casa si presentò nel 1291 quando Qublai ricevette una ambasceria inviata proprio da Arghun, in base alla quale egli chiedeva a Khublai in sposa una principessa. Khublai accettò e affidò ai tre Polo la giovane Cocacin (Kököqin che significa «Dama Celeste»). I Polo partirono l’anno successivo da Zaiton, sostarono in Vietnam, e viaggiarono per il Mare Cinese fino a Sumatra, dove rimasero per cinque mesi. Giunsero a Hormuz dopo un anno decimati dalle malattie e dai pirati. Per capire le difficoltà cui andarono incontro pensate che di oltre 600 persone facenti parte l'equipaggio originario ne sopravvissero solo 18. I tre veneziani conclusero la missione lasciando la principessa a… Ghazan, figlio e successore di Arghun, che nel frattempo era morto (e questa è la più triste!).
Il viaggio di Giovanni da Montecorvino

Sulla scia delle richieste del Gran Khan portate a Roma da Bar Sauma, il papa Nicola IV, primo papa francescano, affidò ad uno dei suoi confratelli frate Giovanni da Montecorvino (vedi: Frate Giovanni da Montecorvino: il primo vescovo di pechino alla corte del Gran Khan) l’importante compito di impiantare delle missioni nell’Estremo Oriente. Erano trascorsi 5 anni dalla sua partenza, quando nel 1294 Giovanni consegnò la lettera del Papa Nicolò IV, ormai defunto, (…) nella quale questi esprimeva il suo più vivo compiacimento per il desiderio del Khan di avere nel suo territorio missionari della Chiesa di Roma. Arrivato a corte, scoprì che purtroppo anche Kublai Khan era appena morto (e questa è l’ultima!) e che Temür Khan (1265-1307) gli era succeduto al trono. Pur non essendo personalmente interessato al messaggio cristiano, il khan concesse a Giovanni di attuare la sua missione: il frate ebbe successo tanto che nel 1306 fu nominato vescovo di Pechino.

Dopo la sua ambasciata in Europa, Bar Sauma , provato probabilmente dagli anni e dalle fatiche di viaggio, visse il resto dei suoi anni a Baghdad dove morì nel 1294. Fu probabilmente in questo periodo che scrisse il racconto di un viaggio, che è stato pubblicato in inglese nel 1928:

I monaci di Kublai Khan, l'imperatore della Cina
ovvero
Storia della vita e dei viaggi di Rabban Sauma,
Inviato e plenipotenziario del Khan mongolo al re d'Europa,
e Markos che come Mar-Yahb Allaha III
divenne Patriarca della Chiesa nestoriana in Asia

Il resoconto scritto dei suoi viaggi è di interesse esclusivo per gli storici moderni, in quanto fornisce un quadro di Europa medievale alla fine del periodo delle Crociate, dipinto da un osservatore profondamente intelligente, spregiudicato e uomo di stato. I suoi viaggi hanno avuto luogo prima del ritorno di Marco Polo verso l'Europa, e i suoi scritti danno un punto di vista opposto a quello di Marco Polo, quello di un orientale che viaggia verso Occidente.



Riferimenti bibliografici

http://en.wikipedia.org/wiki/Rabban_Bar_Sauma
http://www.bookrags.com/research/rabban-bar-sauma-the-reverse-marco--scit-021/
http://www.nestorian.org/rabban_bar_sawma.html

1 commento:

  1. Dal 2000 esiste una traduzione italiana della "Storia di Mar Yahballaha e di Rabban Sauma", di cui una seconda edizione è uscita nel 2009.
    Vi sono anche traduzioni in francese, tedesco, russo; in genere migliori di quella di Budge.

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