Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

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sabato 20 ottobre 2012

Perché il Buddha è così bello? Semplice, ci hanno pensato i greci!


Cosa ha a che fare Buddha con la Grecia? Niente sembra così lontano dalla nostra cultura classica del mondo indiano… eppure non è così!


Torniamo indietro, ai tempi di Alessandro il Grande: re di Macedonia a partire dal 336 a.C. è conosciuto anche come  Alessandro il Conquistatore: è considerato infatti uno dei più celebri conquistatori e strateghi della storia. In soli dodici anni conquistò l'intero Impero Persiano, dall'Asia Minore all'Egitto fino agli attuali Pakistan, Afghanistan e India settentrionale. Le sue vittorie sul campo di battaglia, accompagnate da una diffusione universale della cultura greca e dalla sua integrazione con elementi culturali dei popoli conquistati, diedero l'avvio al periodo ellenistico della storia greca. Ed una delle conseguenze della vicinanza di questa cultura al mondo indiano ha “contaminato” in modo significativo una religione emergente nell’Asia Centrale: il Buddhismo. Nelle regioni corrispondenti ai moderni Afghanistan e Pakistan, a partire dal VI secolo a.C. si sviluppò un sincretismo culturale tra l’Ellenismo ed il Buddhismo che porta il nome di Buddhismo Greco ed ha profondamente influenzato  l'arte e la filosofia del Buddhismo, in particolare il Buddhismo Mahayana, ancora prima che fosse adottato dall'India, e successivamente dalla Cina, Corea e Giappone.


La storia del buddhismo inizia nel VI secolo a.C., con  la predicazione del Buddha Siddharta Gautama: nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è evoluta adattandosi ai vari paesi, epoche e culture che ha attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta indiana, elementi culturali dell'Asia Centrale, dell'Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico; la sua diffusione geografica fu considerevole al punto di aver influenzato in diverse epoche storiche gran parte del continente asiatico. Il Buddhismo, come tutte le maggiori religioni, è anche caratterizzato da numerose correnti di pensiero e scismi, con la formazione di varie scuole: la riluttanza di Gautama a nominare un suo successore o a formalizzare la propria dottrina, portò infatti all'emergere di diverse fazioni tra i suoi seguaci nei successivi 400 anni. Tra queste, le più importanti attualmente esistenti sono la scuola Theravāda, le scuole Mahāyāna e Vajrayāna.

Nei suoi primi secoli di vita, il buddhismo sembra essere rimasto un fenomeno relativamente minoritario, e la storicità degli eventi della sua formazione sono difficili da stabilire anche perché vi sono diverse, antiche e contraddittorie tradizioni. La situazione cambiò nel III secolo a.C., quando il re Aśoka si convertì al Buddhismo dopo la sanguinosa conquista del territorio di Kalinga [oggi Orissa] nell'India orientale. Pentitosi degli orrori prodotti dal conflitto,  il re decise di rinunciare alla violenza, e si impegnò a diffondere la fede buddhista costruendo stupa e colonne che richiamavano al rispetto di tutta la vita animale, e spingendo la popolazione a seguire il Dharma. Il re è ricordato anche per aver costruito strade, ospedali, case di riposo, università e canali d'irrigazione in tutto il Paese; trattò inoltre i suoi sudditi con la massima tolleranza, indipendentemente da religione, politica e casta. Sempre secondo la tradizione, il re Aśoka convocò un Concilio intorno al 250 a.C. a Pataliputra [oggi Patna], con l'obiettivo di riconciliare le differenti scuole buddhiste,  e organizzare l'invio di missionari nei Paesi in cui il Buddhismo non fosse ancora conosciuto.


Questo periodo segna  la prima diffusione del Buddhismo al di fuori dell'India; secondo le placche e le colonne lasciate da Aśoka, furono inviati emissari in molti stati con il compito di predicare il Buddhismo, fino ai regni ellenistici occidentali, a partire dal vicino regno greco-bactriano, e fino al Mar Mediterraneo. Alcuni degli editti di Aśoka descrivono gli sforzi di Aśoka per diffondere la fede buddhista nel mondo ellenistico, che al tempo, in seguito alle conquiste di Alessandro Magno, formava un corpo continuo dalla Grecia ai confini dell'India. Gli editti dimostrano una chiara comprensione dell'organizzazione politica dei regni ellenistici; i nomi dei maggiori re sono elencati e identificati come obiettivi di proselitismo: Antioco II del regno seleucide, Tolomeo II il Filadelfo del regno egizano, Antigono II Gonata del regno di Macedonia, Magante del regno di Cirenaica, e Alessandro II dell’Epiro.

Leggiamo infatti in un editto di Aśoka:

« La conquista del Dharma è stata vinta qui, sui confini, e anche a seicento yojana (5.400-9.600 km) di distanza, dove regna il re greco Antioco, e oltre, dove regnano i quattro re di nome Tolomeo, Antigono, Magante e Alessandro, così come nel Sud, tra i Chola, i Pandya, e fino a Tamraparni (Sri Lanka).»(Editti di Aśoka, XIII editto, S. Dhammika)

Inoltre, secondo le cronache pāli, alcuni degli emissari di Aśoka erano monaci buddhisti greci, evidenziando l'esistenza di intensi rapporti tra le due culture:

«Quando il thera [anziano, saggio] Moggaliputta, illuminatore della religione del Conquistatore [Aśoka], pose fine al [terzo] concilio [...] mandò avanti dei thera, uno qui e uno lì: [...] e verso Aparantaka [i paesi occidentali"] mandò lo yona [greco] di nome Dhammarakkhita » (Mahavasma XII)


Alcuni degli editti di  Aśoka sono scritti in greco o aramaico; uno di essi, ritrovato a Kandahar, consiglia l'adozione della "Pietà" [traducendo con εσέβεια, "eusebeia", il termine Dharma] alla comunità greca.
Sono state ritrovate ad Alessandria anche delle pietre tombali buddhiste del periodo tolemaico, decorate con raffigurazioni della ruota del Dharma. Commentando sulla presenza di buddhisti ad Alessandria, alcuni studiosi hanno fatto notare che «fu in seguito in quello stesso luogo che alcuni dei più attivi centri della Cristianità sono stati fondati».

L'interazione tra le culture greca e buddhista ha avuto una certa influenza sulla formazione del pensiero Mahayana, che sviluppò un approccio filosofico più sofisticato e una forma di "divinizzazione" della figura del Buddha; in queste aree di contatto compaiono inoltre le prime rappresentazioni antropomorfiche del Gautama.

L’idea classica ellenica di rappresentare l’uomo-dio in una forma puramente umana (vedi gli dei dell’Olimpo) ha prodotto in oriente un fattore importante di innovazione. Le opere d'arte più antiche conosciute attribuite al mondo religioso buddhista derivano dal campo dell'architettura. In questo caso si tratta di stupa, quindi originalmente opere architettoniche a forma di tumulo, che in origine vennero costruite come luoghi di conservazione per le reliquie del Buddha. In questi stupa si trovano, in forma di bassorilievi, anche le primissime rappresentazioni artistiche.. I rilievi inequivocabilmente più antichi attribuibili al Buddhismo risalgono al II secolo a.C.


Sebbene l'arte del subcontinente indiano già in quell'epoca potesse vantare una lunga tradizione anche di raffigurazioni figurative, inizialmente il Buddha Sakyamuni non veniva mostrato in figura umana. Al contrario egli stesso e i contenuti del suo insegnamento vennero rappresentati con diversi simboli, dei quali perlopiù ancora oggi sono parti essenziali dell'arte buddhista: Il fiore di loto, per la sua proprietà di non farsi intaccare sulla sua superficie né da sporcizia né da acqua, il simbolo della purezza e della natura immacolata di Buddha; l’ albero di Bodhi (fico sacro), quell'albero, sotto il quale il Buddha ha vissuto il Bodhi ("Illuminazione" o "Risveglio").  A volte viene anche raffigurato un trono vuoto sotto all'albero che, come l'albero stesso, dovrebbe ricordare il risveglio del Buddha. Altri simboli sono il Dharmachakra [la Ruota della Dottrina], in cui gli otto raggi rappresentano l’ottuplice sentiero, cioè l’insieme delle regole buddhiste che conducono al perfezione, oppure il Leone, simbolo della signoria e dell'origine regale del Buddha storico Śākyamuni [il saggio dalla casa di Shakya]. Infine la Buddhapada [l'impronta del piede], un simbolo dell'effusione del Dharma del Buddha nel mondo.
 

Durante il II e gli inizi del I secolo a.C. acquistarono sempre più importanza sculture, rilievi e pitture, che mostravano vari episodi della vita del Buddha e venivano spesso collocate sugli stupa come fregi, tavolette votive e ad illustrazione del Dharma per coloro che non sapevano leggere. Certamente anche i ritratti di uomini erano parti integranti delle opere, ma il Buddha stesso era rappresentato per mezzo di uno dei simboli sopra citati. La ragione di questo poteva trovarsi in un'affermazione che egli aveva fatto in uno dei suoi discorsi, secondo il quale aveva rifiutato di essere ritratto dopo la sua morte. Inoltre, tra gli storici delle religioni vi è l'opinione che ai monaci o ai pittori non sembrasse possibile raffigurare il Buddha - che aveva lasciato dietro di sé tutte le cose terrene, umane, materiali come mentali - mediante immagini.

Nelle regioni di Gandhara (oggi: Afghanistan orientale, Pakistan nord-occidentale) nacquero le prime rappresentazioni artistico-religiose del Buddha. Nello stile di Gandhara sono d'altro canto chiaramente riconoscibili gli stretti contatti, allora esistenti già da parecchi secoli, con l'area culturale ellenistica. Ma l’innovativa rappresentazione in forma umana raggiunse rapidamente un alto livello di sofisticazione scultorea, naturalmente ispirata allo stile della Grecia ellenistica.


Si possono identificare molti elementi stilistici di derivazione ellenistica nella rappresentazione del Buddha : lo himation, ad esempio,  una specie di toga che copriva entrambe le spalle,  l’ alos, cioè l’aureola di luce attorno al capo, usata nella iconografia religiosa per indicare santi o eroi. La postura, nelle statue, si ispira al cosiddetto “contrapposto” una posizione cioè in cui il corpo appoggia principalmente su uno solo dei piedi, creando una leggera torsione del busto, che conferisce alla figura un aspetto più dinamico o in alternativa più rilassato. Infine la acconciatura dei capelli stilizzata e le proporzioni del viso richiamano il tipico realismo delle sculture greche.


Nel I secolo a.C.  Gandhara  fu  conquistata dall'Impero Kushan e rimase per molti secoli sotto l'influenza di quest'ultimo (solo nel V secolo la dominazione cambiò di nuovo con la conquista da parte degli Unni bianchi). Particolare importanza assunse in questo periodo re Kaniska, che promosse il rinnovamento del Buddhismo in generale, e l'arte buddhista in particolare. Le prime istanze riformatrici che avrebbero portato successivamente alla nascita del Buddhismo Mahayana si manifestarono durante un Concilio in Kashmir: per segnare la differenza, la scuola prese il nome di Mahāyāna  [grande veicolo], indicando con Hinayāna [piccolo veicolo] tutte le altre scuole. La nuova forma di Buddhismo valorizzava il concetto di "vacuità" (Sunyata) di tutto l'esistente e quindi l'identità tra mondo fenomenico doloroso e imperfetto (Samsara) e la condizione nirvanica (Nirvana) in cui era assente lo stato di dolore. Questa identità dei fenomeni mondani con lo stato nirvanico e la credenza che la buddhità fosse presente in tutti gli esseri senzienti portò questa scuola alla sacralizzazione della natura di Buddha e quindi della sua divinizzazione. Inoltre le posizioni Mahāyāna promuovevano l'idea che non solo i monaci, ma tutti gli esseri viventi essendo intimamente dei Buddha potessero aspirare realizzare questo stato, e un certo livello di sincretismo con le influenze culturali del Nord-Ovest dell'India e dell'Impero Kushan all'interno del quale si era originata; il successo fu rapido, e nel giro di pochi secoli la nuova scuola rimpiazzò quasi completamente la Sarvāstivāda.


Dopo la fine dell'impero Kushan, il Buddhismo, ormai quasi esclusivamente Mahāyāna, conobbe una certa fortuna sotto i Gupta (IV-VI secolo); in particolare l'università Mahāyāna di Nalanda, nel Nord-Est dell'India, sarebbe diventato il polo culturale più grande e influente del Buddhismo nei secoli a venire. Particolare importanza assunse l'abilità degli scultori di Mathura, specialmente nell'impiego dell'arenaria rosa: qui fu trovata quella forma della rappresentazione che divenne infine caratteristica per quasi tutti i paesi buddhisti dell'Asia e che nel VII-VIII secolo si era universalmente affermata: il corpo delicato e dalle proporzioni perfette, lunghi lobi delle orecchie perforati che ricordano la sua infanzia e la sua gioventù come principe, sulla cima una crocchia come segno della sua vita da asceta ed infine gli occhi semichiusi, che non ricambiano lo sguardo dell'osservatore, ma sono rivolti verso l'interno in atteggiamento meditativo. Le rappresentazioni del Buddha a partire da quel periodo sono caratterizzate da un realismo idealizzante. In India il Buddhismo, e quindi anche l'arte buddhista, dal X secolo in poi fu a poco a poco soppiantato quasi interamente dall'Induismo che andava rafforzandosi e dall'Islam che penetrava dall'Occidente.


Sitografia



sabato 5 novembre 2011

La Cina alla ricerca di Roma: il prode Ban Chao e l'ingenuo Gan Ying


Ban Chao
Uno delle migliaia di chengyu cinesi [frasi idiomatiche, motti, proverbi, entrati nel linguaggio comune] recita: 投筆從戎 [pronuncia: tóu bǐ cóng róng] che vuol dire «Getta il pennello e arruolati». Questa frase allude ad una situazione in cui bisogna abbandonare la vita tranquilla di chi se ne sta chiuso nel suo studio a scrivere, per realizzare sé stessi e le proprie ambizioni tramite una vita attiva ed avventurosa.


Il chengyu si riferisce alla persona di Ban Chao: Chao era nato a Pingling ( l’odierna Xianyang nella provincia dello Shaanxi) nel 32 d.C. Suo padre, Ban Biao, era un storico ufficiale presso l’imperatore ed anche suo fratello, Ban Hu, aveva scritto un libro sulla dinastia Han Occidentale.

[vedi anche: Chengyu: pillole di saggezza cinese]


Zhang Qian
A 30 anni, Ban Chao faceva lo scrivano per il governo locale : Ma a lui non interessava “scrivere” la storia, lui voleva “fare” la storia! Uno dei miti di Ban Chao era il grande Zhang Qian e sognava di compiere delle grandi imprese. Un giorno, mentre copiava dei documenti, pensò ai suoi progetti grandiosi e si agitò talmente da gettare il pennello a terra con uno scatto, dicendo tra sé e sé dopo aver tirato un sospiro: « Un uomo valoroso non ha altro scopo che seguire le orme di Zhang Qian e fare qualcosa per diventare qualcuno in un paese straniero. Come potrei sprecare la mia vita scrivendo?»


[vedi anche: L'incredibile Zhang Qian, che cercando i Yuezhi, trovò la Via della Seta]

E fu così che 73 si arruolò nell’esercito sotto il generale Dou Gu per combattere contro gli Xiongnu. Ben presto fu promosso per l’eroismo dimostrato in battaglia, ma anche per la sua intelligenza e le sue doti nel trattare con i nemici. Il suo motto era: «Se non entri nella tana della tigre, come potrai catturare i suoi piccoli?»

L’imperatore He Di ammirato dal suo talento in campo, lo promosse ben presto generale lo inviò in missione diplomatica nelle regioni occidentali. Ban Chao operò inizialmente nella regione del Tarim combattendo varie popolazioni locali; riuscì a fare quello che a Zhang Qian non era stato possibile: collaborò militarmente con i Yuezhi ( o Kushan), contro incursioni nomadiche dei Sogdiani nell'84 d.C., quando questi ultimi stavano cercando di appoggiare una rivolta del re di Kashgar. Attorno all'85, aiutarono il generale cinese anche in un attacco su Turfan, ad est del Bacino di Tarim. Purtroppo però le cose cambiarono rapidamente: in riconoscimento del loro aiuto ai cinesi, i Kushan richiesero, vedendosela negata, una principessa Han, anche dopo che inviarono dei doni alla corte cinese. Per rappresaglia, marciarono su Ban Chao nell'86 con una forza di 70.000 uomini, ma esausti per la spedizione, vennero infine sconfitti dalla più piccola forza cinese. I Yuezhi si ritirarono e pagarono un tributo all'Impero Cinese durante il regno dell'imperatore He Di .

Ban Chao operò per 30 anni nell’Asia Centrale, sedando numerose ribellioni e stabilendo relazioni diplomatiche con più di 50 stati della regione, che hanno garantito una durevole pace ed armonia lungo la Via della Seta. Nel 91 Ban Chao aveva pacificato le Regioni Occidentali dell’impero ed era stato insignito del titolo di «Grande Protettore delle Regioni Occidentali»

Uno degli episodi più curiosi della vita di Ban Chao fu il tentativo di contattare addirittura l’Impero Romano: allo scopo di stabilire relazioni commerciali dirette con Roma: l’impresa purtroppo non ebbe successo, ma vediamo come è andata.

Nel 97 d.C. Ban Chao attraversò le montagne del Pamir con un esercito di 70.000 uomini in una campagna contro gli Xiongnu [gli Unni] spingendosi a ovest fino al Mar Caspio e all'Ucraina. Giunto fin sulle sponde del Lago d’Aral, il generale decise di inviare un suo ufficiale, Gan Ying, a esplorare il regno persiano e l’Estremo Occidente, cioè l’impero romano di cui i Cinesi avevano conoscenza indiretta. L’emissario partì e, come ci raccontano le cronache cinesi ufficiali del periodo Han, giunse nei pressi del Mar Nero. Qui, deciso a proseguire il viaggio per portare a termine la missione, interrogò i marinai persiani sulla lunghezza della traversata, i quali gli risposero:

«Il mare è vasto e grande, con i venti in favore è possibile attraversarlo in tre mesi, ma se incontrerete la bonaccia può darsi che impiegherete due anni. È per questo che chi si imbarca porta a bordo provviste per tre anni. Per di più c’è qualcosa in questo mare che riesce a rendere un uomo cosí malato di nostalgia, che molti hanno perduto la vita in questo modo. Se l’ambasciatore Gan vuole dimenticarsi la famiglia e la patria, può imbarcarsi».

Gan Ying

Spaventato da queste parole, Gan Ying decise di riprendere la strada del ritorno senza rendersi conto che i Parti avevano deliberatamente esagerato i pericoli della traversata proprio per evitare che l’emissario continuasse il proprio viaggio: era infatti nell’interesse dei mercanti del Vicino Oriente, intermediari delle transazioni commerciali tra l’Asia e il Mediterraneo, che la Cina e l’Impero Romano non entrassero in contatto diretto, anche perché Roma era, a quel tempo, uno dei principali mercati d’esportazione delle sete cinesi.

Gan Ying riportò comunque notizie dell'Impero romano che deve aver ricavato da fonti persiane: egli situava Roma nell'ovest del mare:

«Il suo territorio copre diverse migliaia di lǐ [un li corrisponde a circa 500m], è composto da circa 400 città fortificate. Ha assoggettato molte decine di piccoli stati. Le mura delle città sono di pietra. Hanno istituito una rete di stazioni di posta... Ci sono pini e cipressi ».


Gan Ying descriva anche il sistema “democratico”, l'aspetto fisico e le ricchezze:

«Per quanto riguarda il re, non è una figura permanente ma viene scelto fra gli uomini più degni... La gente è alta e di fattezze regolari. Assomigliano ai cinesi ed è per questo che questa terra è chiamata «Da Qin» [che significa "Grande Cina"]... Il suolo fornisce grandi quantità d'oro, argento e rari gioielli, compreso un gioiello che splende di notte... Hanno tessuti con inserti in oro per formare arazzi e damaschi multicolori e fabbricano vestiti dipinti d'oro e un vestito-lavato-nel-fuoco ».

Infine Gan Ying determina correttamente Roma come il polo principale, posto al terminale occidentale della Via della seta:

«È da questa terra che arrivano tutti i vari e meravigliosi oggetti degli stati stranieri »

E così, per l’ingenuità di Gan Ying sfumò una occasione storica: una eventuale corrispondenza tra Roma e l'Impero cinese avrebbe potuto sconvolgere completamente gli equilibri geopolitici mondiali. Le immense distanze dell'Asia centrale scongiuravano ogni possibile minaccia militare reciproca tra le due superpotenze, che, d'altro canto erano accomunate dall'interesse di eliminare ogni intermediario nella più importante via commerciale dell'antichità, cioè la Via della seta.


Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ban_Chao
http://en.wikipedia.org/wiki/Ban_Chao
http://en.wikipedia.org/wiki/Gan_Ying
http://en.wikipedia.org/wiki/Sino-Roman_relations