Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

giovedì 27 novembre 2014

Cang Jie inventa la scrittura, i cellulari la distruggono!



Il cinese è la più antica lingua viva: non sappiamo esattamente quanto sia antica, tuttavia reperti archeologici che risalgono al 1500 a.C. testimoniano che la lingua cinese scritta è vecchia di oltre 3500 anni. Le prime iscrizioni furono trovate come incisioni su ossa di animali o carapaci di tartarughe e risalgono al periodo della Dinastia Shang (1766 -1123 a.C.). Sono state trovate iscrizioni per più di 4500 caratteri (di cui ne sono stati identificati solo 900): questa scrittura e stata denominata 甲骨文(jiǎ gú wén) cioè  "scrittura delle ossa e dei carapaci".
Secondo una delle leggende più accreditate l’invenzione della scrittura cinese va attribuita a Cāng Jíe, un ministro dell'imperatore Huáng Dì  (il mitico Imperatore Giallo). Cang Jie era di aspetto molto singolare: aveva infatti quattro occhi (ed alcuni dicono che fossero sei). L’imperatore Giallo gli aveva affidato l’amministrazione di questioni molto importanti, ad esempio la contabilità del bestiame e del cibo, il calcolo dei tempi per le offerte alle divinità, il censimento della popolazione.
All’inizio, Cang Jie utilizzò il metodo tradizionalmente usato, chiamato “registrazione con i nodi” introdotto da Sheng Nong, uno dei leggendari Tre Augusti: su alcune corde venivano fatti dei nodi per registrare ogni sorta di cambiamento. Si usavano corde di colore diverso per indicare elementi diversi, mentre il numero dei nodi indicava le quantità del bestiame, delle vettovaglie, e d’altro ancora. Ma con il passare del tempo, cambiamenti da registrare divennero sempre più complicati e i nodi sulle corde evidentemente non erano più sufficienti, spesso si facevano errori.



Come fare, allora? Cang Jie, persona di grande intelligenza, pensò di incidere dei segni sul bambù o sul legno con un coltello, sostituendo così il metodo delle cordicelle annodate. Tuttavia, occorreva molto tempo per incidere con un coltello la sagoma del bestiame o delle vettovaglie sul bambù o sul legno. Cang Jie dovette spremersi le meningi per trovare un metodo di registrazione più pratico.
Un giorno andò a cacciare insieme ad alcuni uomini della sua tribù e vide per terra le impronte lasciate da ogni genere di animali. L’impronta di ciascun animale è diversa dalle altre e un cacciatore esperto riesce subito a distinguere qual è l’impronta di un cervo, quale quella di una capra, quale quella di una tigre. Ad un tratto, Cang Jie ebbe un’illuminazione: perché non rappresentare gli animali usando simboli semplici come le loro impronte? Secondo lo stesso principio, anche tutto il resto poteva essere rappresentato con dei semplici segni! Contentissimo, si mise subito a studiare quali simboli potessero raffigurare ogni forma del reale. Osservò con attenzione gli oggetti intorno a lui, esaminò la forma del sole, della luna, delle stelle, la forma descritta da fiumi e montagne salendo e scendendo all’orizzonte;  inoltre, scrutò attentamente gli arabeschi sul carapace delle tartarughe, le impronte lasciate dagli uccelli e altri disegni della natura. Trovò un simbolo adatto per ogni animale e per ogni oggetto attorno a sé. Fu così che l’umanità diede inizio  alla civiltà, usando la scrittura per illuminare la realtà. Mentre i nuovi oggetti diventavano sempre più numerosi e la realtà si faceva sempre più variegata e complessa, Cang Jie provò a combinare i simboli già creati per esprimere concetti più articolati. Fu così che compose le prime forme della scrittura cinese. Quando Cang Jie tentò di applicare i caratteri che aveva creato al proprio lavoro di registrazione, il risultato fu straordinario: tutto era amministrato in modo più veloce e più preciso. Quando Cang Jie spiegò nel dettaglio all’Imperatore Giallo la sua creazione, questi fu molto soddisfatto ed ebbe parole di grande elogio per lui. Cang Jie fece dono all’Imperatore della scrittura che aveva creato e il sovrano lo incaricò di trasmettere a tutti i suoi caratteri e il metodo che egli utilizzava. Poco a poco, tutti iniziarono ad utilizzare la scrittura.
Questa la leggenda: in realtà per molto tempo non ci sono state regole riguardo alla scrittura dei caratteri, che venivano scritti in molte forme diverse: durante la Dinastia Zhou (1066-256 a.C.) ogni regno aveva la libertà di scrivere alla propria maniera.
Nei secoli la scrittura cinese ha subito molte trasformazioni: ne ricordiamo alcune.
Lo Stile Sigillare (zhuànshū 篆書) è il più antico degli stili: esso trova il suo apogeo nella dinastia Qin (221-206 a.C.). Deriva da un adattamento calligrafico dei caratteri arcaici, volto a dare loro una forma adatta ad essere incisa sul bronzo o sulla pietra.







Fu l'imperatore Qin Shi Huang che standardizzò  pesi, misure e scrittura. Venne sviluppato un nuovo modo di scrivere detto Stile dei Funzionari (隸書 lì shū) che consisteva nel combinare delle forme base, i cosiddetti radicali, all'interno di un immaginario contenitore quadrato di dimensioni sempre uguali. Per scrivere caratteri complessi, contenenti cioè molti radicali, era necessario ridurre in scala le rappresentazioni dei radicali stessi in modo da farli stare sempre nella stessa forma. (es:  deriva dalla compressione di 立﹐口 e nello stesso spazio).
Alla evoluzione  della lingua scritta ha contribuito moltissimo l'invenzione della carta, verso il 200 d.C. ed il successivo uso di pennello ed inchiostro per scrivere e dipingere. Sotto la dinastia degli Han, nel corso del III secolo d.C. appare lo stile regolare (楷書 kǎishū ) considerato come un miglioramento ed una razionalizzazione dello stile dei funzionari. È la scrittura standardizzata (正楷 zhèngkǎi), che raggiunge il suo apogeo sotto i Táng nel VII-VIII secolo, in cui i calligrafi fissano definitivamente la struttura e la tecnica del tratto. Il bisogno di una scrittura semplice, il più leggibile possibile, molto regolare, rispondeva alle necessità di accentramento del potere. Questa scrittura, vettore dell'amministrazione, ha dunque partecipato, attraverso la sua stabilità, all'egemonia del potere imperiale, a tal punto che fino alle semplificazioni del 1958 e del 1964 adottate nella Repubblica Popolare Cinese, non era mai stata ritoccata né modificata.
Sempre in quel periodo viene introdotto anche lo stile corrente (行書 xíngshū). È una "deformazione" per semplificazione del tratto del regolare dove i caratteri “corrono” e quindi la scrittura è più rapida. È per queste ragioni che è il più utilizzato ai giorni nostri per la scrittura manoscritta della vita quotidiana. Tuttavia non è ignorato dalla calligrafia, tutt'altro, e neanche è considerato come una forma imbastardita del regolare: in calligrafia, infatti, possiede propri vincoli distinti. Tracciato dalla punta del pennello o con uno stilo, esso risulta molto leggibile, rapido da scrivere e facilmente decifrabile. Non necessita obbligatoriamente di un apprendimento separato dal regolare perché è una grafia quasi corsiva, le riduzioni subite dai caratteri risultano logiche: sono stilizzazioni delle unità fondamentali che nascono naturalmente dal pennello o dallo stilo quando questo non lascia più il foglio per un nuovo tratto, le quali si riuniscono dunque più spesso che nel regolare. Allo stesso modo, gli inizi dei tratti sono più semplici e diretti (la punta del pennello non pratica i ritorni all'indietro caratteristici del regolare).
Ultimo degli stili calligrafici, denominato anche "corsivo" o "scrittura folle", lo stile d'erba (草書 cǎoshū) è senza dubbio il più sorprendente. Il suo nome può essere interpretato in vari modi: sia che è una scrittura agitata come l'erba (è uno dei sensi di cǎo) nel vento, sia che è destinata ad usi effimeri, come la brutta copia (un altro senso possibile di ), alla maniera della paglia. Lungi dall'essere una forma stenografica nata dalla precedente, è un tipo di scrittura interamente a sé stante. Il tratto dei caratteri – i quali appaiono fortemente deformati, sembrando formati senza vincoli apparenti, sono spesso legati tra loro e si allontanano frequentemente dal quadrato virtuale – si basa su forme tachigrafiche prese in prestito dagli stili precedenti. Esistono, inoltre, numerosissime varianti, secondo le epoche e i calligrafi. La lettura e la scrittura di questo stile sono quindi riservate ai calligrafi e agli specialisti eruditi.
Lo stile d'erba si caratterizza principalmente per un tratto molto codificato dei caratteri, che sono abbreviati e ridotti alla loro forma fondamentale e non sono più riconoscibili all'occhio profano. Le riduzioni procedono sia da una semplificazione naturale del tratto, il pennello lasciando solo raramente il foglio, sia da grafie stenografiche convenzionali a volte molto antiche, le quali hanno potuto dare origine ad alcuni dei caratteri semplificati della Repubblica popolare cinese. Il calligrafo che lavora nello stile d'erba, tuttavia, non traccia per forza i caratteri più velocemente che negli altri stili: la rapidità è suggerita e descritta ma non ricercata di per sé. Questo stile, in effetti, è ora utilizzato molto raramente per le brutte copie: richiede una tale conoscenza della scrittura cinese e della sua storia, e una tale maestria tecnica che è riservato principalmente all'arte. Di fatto, benché corsivo, lo stile d'erba si traccia più spesso con grande attenzione. Al di là del suo ruolo semantico, il tratto del carattere cinese appare come un elemento plastico, parte di una nuova arte visiva: non si può più parlare di scrittura, allora, ma di calligrafia 書法 (shū fǎ ). Con lo stile delle erbe, il meno leggibile in quanto più veloce, la calligrafia diviene arte pura ed assume definitivamente un carattere estetico.
Nel secolo scorso queste rappresentazioni subirono un ulteriore processo di stilizzazione e semplificazione che ha portato agli attuali sinogrammi. Sebbene la semplificazione dei caratteri sia associata alla Repubblica popolare cinese, il processo di semplificazione della scrittura ha inizio prima del 1949. Negli ’30 e ‘40 la discussione sulla semplificazione dei caratteri ebbe luogo col governo del Kuomintang  (il partito popolare nazionale) e un gran numero di intellettuali e scrittori cinesi sostennero che la semplificazione avrebbe aiutato l'alfabetizzazione. La Repubblica popolare cinese diffuse ufficialmente la semplificazione dei caratteri in due fasi, una nel 1956 e l'altra nel 1964.
Il processo di apprendimento della scrittura cinese è lungo e occupa tutto il ciclo che da noi corrisponde alle elementari e medie (ben otto anni!) e è basato sulla memorizzazione meccanica ottenuta scrivendo e riscrivendo i caratteri. Fino al XX secolo, la scrittura dei caratteri cinesi richiedeva un pennello e dell'inchiostro. Nei primi anni del XX secolo, quando la penna è diventata il nuovo strumento di scrittura in Cina e in Giappone, i critici hanno iniziato a lamentarsi dato che, secondo loro, senza il pennello, l'espressività nella scrittura sarebbe andata persa con il passare del tempo.
In questi ultimi anni sta succedendo un fatto nuovo che desta non poche preoccupazioni:  consiste nel fatto che molti cinesi si dimentichino come scrivere un carattere a loro precedentemente noto e la colpa viene spesso attribuita all'uso sempre più frequente  di computer e cellulari che permettono di inserire i caratteri nei testi usufruendo solo della trascrizione fonetica (pinyin), senza quindi conoscere la loro forma. Le persone affette da questo fenomeno di amnesia sono ancora capaci di leggere i testi scritti in cinese o giapponese, dato che, visualmente, riconoscono ancora i simboli difficili della loro lingua, ma non sono più in grado di scriverli senza l'aiuto di un metodo di input su dispositivi elettronici, non ricordando più i singoli tratti che li compongono.
Negli anni ottanta, le macchine da scrivere elettroniche e, più tardi, anche i computer, diventano un modo alternativo di scrivere la lingua cinese e giapponese. Ed ecco che il buon Cang Jie è tornato alla ribalta nella difesa della scrittura tradizionale.
Cangjie è proprio il nome di un popolare metodo di input cinese basato sulla forma del carattere: ad ogni lettera della tastiera occidentale viene infatti associata una forma base (un componente) del carattere cinese e quindi digitando una sequenza di lettere si ricompone il carattere desiderato. Tuttavia, i sistemi che utilizzano solo la pronuncia fonetica dei simboli sono molto più usati, dato che non richiedono la conoscenza dell'aspetto del carattere e sono anche più facili da usare. In Cina, oltre il 97% della popolazione che possiede un computer scrive i testi attraverso un sistema di inserimento fonetico.
Con l'avvento del Web nel 1991 e con la conseguente diffusione dell'uso del sistema delle email, chat su Internet e forum di discussione, la gente ha iniziato a comunicare quotidianamente in cinese e giapponese usando i computer. Oggi, il numero dei computer è aumentato, così come l'utilizzo degli SMS, soprattutto fra i giovani, e ciò significa che una grande parte del popolazione si serve dei sistemi di input e non è più abituata a scrivere a mano quotidianamente. Nel 2010, un sondaggio di Dayang Net ha stabilito che il 43% dei partecipanti ha affermato di usare molto i computer per lavoro, e che scrive a mano solo per rispondere a questionari oppure per firmare dei documenti…come andrà a finire?

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