Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

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giovedì 16 ottobre 2014

I Tre Augusti




Nella tradizione mitologica cinese, primaria importanza hanno «I Tre augusti» (三皇sān huáng). Sono personaggi mitici considerati dei semi-dei, dotati di magici poteri, che hanno introdotto in Cina importanti aspetti culturali quali l’agricoltura, la pesca, l’erboristeria medica ed i principi della medicina, la scrittura e la divinazione.
Gli storici moderni ritengono che questi sovrani siano il risultato della fusione di personaggi reali, antichi capi di varie etnie, e personaggi mitologici. Sono rappresentati come antichi civilizzatori che usarono la loro saggezza e i loro poteri per migliorare la vita degli uomini. Alcuni di essi divennero più tardi dei dell'olimpo taoista.

I «Tre Augusti», detti anche i «Tre Sovrani», sono rispettivamente:

1.    Fu Xi (伏羲fú xī) detto il «Sovrano del Cielo» (天皇tiān huáng),
2.    Nü Wa (女媧nǚ wā) detta Il «Sovrano della Terra» (地皇,  huáng)
3.    Shen Nong (神農shén nóng) detto il «Sovrano dell’Uomo» (人皇rén huáng).

Fu Xi è il primo dei Tre Augusti, è vissuto, secondo la tradizione, tra il 2952 e il 2836 a.C.: nato a Chenji (probabilmente la attuale Lentian,  sobborgo di Xi’an, nello Shaanxi), Fu Xi divenne poi il governante dei suoi discendenti: pare che il suo regno sia durato più di cento anni (2852-2737 a.C.). Visse per 197 anni e morì in un posto chiamato Chen (oggi Huaiyang nello Henan) dove ancora oggi esiste un mausoleo dove lui è venerato.
Narra la leggenda  che la madre, una ragazza chiamata Hua Xu, un giorno soleggiato si divertiva accanto ad una palude; un’orma gigante la attrasse ed ella, piena di interesse, la calpestò con i piedi, rimanendo incinta di Fu Xi. In quella palude abitavano i draghi… sembra infatti che Fu Xi avesse quattro occhi e una coda di serpente.

«…Fu Xi  aveva la testa allungata, grandi occhi, denti di tartaruga e labbra di drago. Le sue sopracciglia erano folte di bianchi peli, la barba gli scendeva fino al suolo…»

Ma evidentemente Hua Xu non fu così sconvolta da questa esperienza, tanto da ripeterla generando una figlia, Nü Wa, che poi divenne moglie dello stesso Fu Xi, quando lui divenne re.

Nella mitologia cinese Nü Wa (il secondo dei Tre Augusti) è rappresentata come generalmente come figura femminile, ma anche come capo tribale. Nü Wa è associata al mito del diluvio universale, presente, a quanto pare, anche nella mitologia cinese.
Il Dio delle Acque, Gong Gong, aveva sfidato il dio del Fuoco Zhu Rong, ma aveva perso la tenzone: adirato, aveva battuto violentemente la sua testa contro il monte Buzhou, uno dei pilastri che reggevano il cielo, facendolo crollare con la conseguente la caduta del cielo verso nord-est e lo scivolamento della terra verso sud-est, provocando in questo modo una grande alluvione che aveva annientato l’umanità. Nü Wa allora tagliò le zampe di una tartaruga gigante e le usò per sostituire il pilastro caduto e riaggiustò il cielo usando pietre di sette diversi colori (arcobaleno?). Tuttavia non riuscì a rimettere esattamente tutto come prima: e questo spiega perché il sole, la luna e le stelle si muovono verso nord-est e perché i fiumi della Cina scorrono verso sud-est nell’Oceano Pacifico. Nü Wa è considerata inoltre una divinità associata alla creazione: secondo la leggenda, dopo il cataclisma solamente Fu Xi e sua sorella Nü Wa si salvarono. Si ritirarono allora sul monte sacro Kunlun, dove pregarono chiedendo un segno dall’Imperatore del Cielo. L’essere divino approvò la loro unione e i due fratelli, diventati sposi, diedero origine alla razza umana: per questo Fu Xi e Nü Wa sono anche ricordati come “Genitori della Umanità”.
 Ancora oggi a Jining, nella provincia dello Shandong, esiste la tomba di Fu Xi. Il terzo giorno di marzo secondo il calendario lunare, gli abitanti dei villaggi vicini si riuniscono qui per sacrificare a questo fondatore della civiltà della nazione cinese. Nü Wa è venerata da alcune minoranze etniche cinesi (in particolare presso la gente Miao)
Secondo un’altra storia mitologica, Nü Wa esisteva fin dall’inizio del mondo: tuttavia si sentiva sola e pensò quindi di creare animali e uomini. Nel primo giorno creò i polli, nel secondo i cani, nel terzo le pecore. Nel quarto giorno creò i maiali, nel quinto i buoi e nel sesto i cavalli. Nel settimo giorno (invece di riposare) iniziò a plasmare gli uomini ad uno ad uno utilizzando della creta gialla. Dopo avere creato centinaia di figure in questo modo, si sentì stanca, così immerse una corda nella creta e la scosse in modo da spargere schizzi dovunque: le figure modellate diventarono i nobili, mentre gli schizzi di creta diedero vita al popolo. Si dice anche che alcune figure furono rovinate dalla pioggia mentre Nü Wa aspettava che si seccassero e così, senza volerlo, ebbero origine le malattie e le deformità.


Nella iconografia tradizionale, Fu Xi veniva rappresentato sempre allacciato, tramite la coda, alla sorella  lei con un compasso, lui con una squadra in mano; i due strumenti indicano che i due sovrani inventarono norme, regole, standard. Difatti, Fu Xi, è considerato il primo eroe civilizzatore cinese, in quanto a lui vengono attribuite l'invenzione, della metallurgia, della scrittura, del calendario, oltre ad essere stato anche l'iniziatore di varie attività umane, tra cui l'allevamento degli animali, la pesca, la musica.

Fu Xi ha formalizzato l’uso della scrittura, l’istituzione del matrimonio e dei riti religiosi : insegnò ai suoi sudditi a cucinare, a pescare con le reti e a cacciare con trappole e armi metalliche e a rendere gradevoli i cibi mediante la cottura. A quei tempi la società primitive era matriarcale: la nascita dei bambini era considerate un miracolo, che non richiedeva il contributo del maschio: nella misura in cui il processo riproduttivo fu capito, la società si mosse in senso patriarcale e, secondo la tradizione, Fu Xi ebbe un ruolo di primaria importanza in questa evoluzione, con la istituzione del matrimonio.

Secondo la tradizione, Fu Xi è reputato essere  il fondatore dell’arte divinatoria in Cina in seguito alla sua scoperta di Ho Tu [la sequenza del fiume Ho] che costituisce il prototipo degli «Otto Trigrammi del Cielo Anteriore».  Questa sequenza di numeri era scritta sul dorso di un cavallo che emerse dalle acque del fiume Ho. Questa sequenza è utilizzata dal Feng Shui per la identificazione di luoghi propizi per la sepoltura dei defunti.
La struttura degli Otto Trigrammi (八卦, bā gùa) è una delle basi concettuali appunto del Classico dei Mutamenti (Yi Jing).


«…nei tempi antichi il Sovrano Fu Xi guardando verso l’alto osservò il cielo e le stelle, guardando verso il basso osservò la terra e gli animali e gli uccelli studiando come vivevano nei loro ambienti: prendendo esempio dalle cose vicine e da quelle lontane, combinò i segni yin e yang formando otto trigrammi che rappresentavano le regole dell’universo. Seduto su un poggio quadrato, percepì i soffi degli otto venti, e seppe da allora comporre con gli otto trigrammi le sessantaquattro combinazioni che consentono di conoscere il fasto e il nefasto, di apprendere la buona e la cattiva sorte»



Shen Nong, (il terzo dei Tre Augusti) detto anche «Imperatore dei Cinque Cereali», pare sia vissuto 5000 anni fa. Considerato il padre dell'agricoltura cinese - il suo nome significa infatti «Coltivatore Divino» - questo imperatore leggendario insegnò al suo popolo come coltivare i cereali per sfamarsene, in modo da evitare l'uccisione di animali. Si dice che abbia assaggiato centinaia di erbe per valutarne il valore medicinale, e che sia l'autore del Classico sulle Radici
di Erbe del Contadino Divino ( 神农本草经  Shénnóng běncǎo jīng), il più antico testo cinese sui farmaci, che include 365 medicine derivate da minerali, piante e animali (in realtà il vero autore del testo, compilato verso la fine della dinastia Han Occidentale, è sconosciuto). La catalogazione di centinaia di erbe medicinali o velenose fu un punto cruciale per lo sviluppo della medicina tradizionale cinese. Il tè, che agisce da antidoto a una settantina di erbe velenose, è considerato una sua scoperta; Shen Nong è anche considerato il padre della medicina cinese e inventore dell'agopuntura.

martedì 6 agosto 2013

Lo sciamanesimo e l'arte divinatoria nella Cina antica


 
Circa cinquemila anni fa una popolazione tribale si stabilì lungo le sponde del Fiume Giallo nella Cina del nord. Questa popolazione non aveva una identità nazionale e non si avventurava mai lontano dalle rive del fiume: le attività quotidiane consistevano nel cacciare, pescare, badare alle greggi e coltivare piccoli appezzamenti di terreno. Per queste popolazioni vento  (feng) e acqua  (shui) erano cose importanti: venti leggeri portavano buoni raccolti, le acque dei fiumi portavano cibo e assicuravano la sopravvivenza. D’altra parte i venti forti distruggevano i raccolti le acque stagnanti portavano malattie, le piene dei fiumi portavano disastrose inondazioni. Si credeva che il vento, l’acqua, la pioggia, la nebbia, il sole, le nuvole fossero l’energia (qi) del cielo e della terra, L’energia in movimento calmo portava nutrimento, l’energia stagnante  o vorticosa era distruttiva. Di notte, nei villaggi, le persone si raccoglievano attorno ai fuochi e si raccontavano di come avevano perso le greggi in seguito agli assalti delle belve feroci, oppure della violenza del fiume in piena che aveva spazzato via i raccolti. Ma parlavano anche di come i loro capi avessero scacciato le belve feroci e respinto le inondazioni. Le tribù primitive cinesi erano guidate da re-sciamani che possedevano poteri eccezionali: dominavano gli elementi, conoscevano le vie del vento e dell’acqua, i fiumi si piegavano al loro volere, le piante e gli animali rivelavano i loro poteri, parlavano con le forze invisibili, salivano ai cieli e si recavano sottoterra per acquisire nuove conoscenze utili alla tribù. I più famosi capi leggendari  sciamani furono Fu Xi  e  Fu Yu.

Fu Xi  fu uno dei mitici sovrani cinesi, vissuto, secondo la tradizione, tra il 2952 e il 2836 a.C. Narra la leggenda  che la madre, una ragazza chiamata Huaxu, un giorno soleggiato si divertiva accanto ad una palude; un’orma gigante la attrasse ed ella, piena di interesse, la calpestò con i piedi, rimanendo incinta di Fu Xi. In quella palude, abitavano i draghi: sembra infatti che Fu Xi avesse quattro occhi e una coda di serpente; veniva rappresentato sempre allacciato, tramite la coda, alla sorella Nüwa , che prese in sposa, lei con un compasso, lui con una squadra in mano; i due strumenti indicano che i due sovrani inventarono norme, regole, standard.

Difatti, Fu Xi, è considerato il primo eroe civilizzatore cinese, in quanto a lui vengono attribuite l'invenzione, della metallurgia, della scrittura, del calendario, oltre ad essere stato anche l'iniziatore di varie attività umane, tra cui l'allevamento degli animali, la pesca, la musica.

Secondo la tradizione, Fu Xi è reputato essere  il fondatore dell’arte divinatoria in Cina in seguito alla sua scoperta di Ho Tu (la sequenza del fiume Ho) che costituisce il prototipo degli Otto Trigrammi del Cielo Anteriore (Tou Tian Ba Gua).  Questa sequenza era scritta sul dorso di un cavallo che emerse dalle acque del fiume Ho. Questa sequenza è utilizzata dal Feng Shui per la identificazione di luoghi propizi per la sepoltura dei defunti.

Ancora oggi a Jining, nella provincia dello Shandong, esiste la tomba di Fu Xi. Il terzo giorno di marzo secondo il calendario lunare, gli abitanti dei villaggi vicini si riuniscono qui per sacrificare a questo fondatore della civiltà della nazione cinese.

 


Secondo la tradizione, il mitico Fu Yu sarebbe stato il fondatore della dinastia Xia (2200-1750 a.C.) che avrebbe contato in tutto 17 sovrani. Non sappiamo molto di questo periodo, all’infuori dei racconti mitici; tuttavia dai reperti archeologici in nostro possesso, è possibile stabilire che in questo periodo la Cina aveva già una società strutturata con una agricoltura ed un artigianato relativamente avanzati. Le
leggende raccontano che Yu non era un comune mortale. Non aveva una madre ma fu generato direttamente dal corpo del padre Kun. Kun era stato scelto dal capo tribù Shun per respingere le inondazioni, ma fallì e perse la vita; il suo cadavere fu abbandonato alle pendici di un monte. Per tre anni Yu rimase dentro il cadavere del padre. Poi Shun risuscitò nelle sembianze di un orso bruno: si aprì allora la pancia e fece uscire Yu, che si trasformò anche lui in un orso. Si racconta che per tutta la vita l’aspetto di Yu continuò ad oscillare fra umano e ferino e che camminò sempre con un’andatura strascicata che divenne nota come il “passo dell’orso”. Al tempo della dinastia Zhou, un migliaio di anni dopo la leggendaria epoca di Yu, i sacerdoti si vestivano ancora di pelli d’orso e quando eseguivano la danza della forza in onore di Yu il Grande grugnivano e trascinavano i piedi. Si racconta che quando Yu crebbe continuò il lavoro del padre e riuscì dove lui aveva fallito perché le forze sacre gli avevano fatto dono del mitico Libro delle Acque  (Shui Jing) . Inoltre Yu viaggiò spesso fino alle stelle per imparare dagli spiriti celesti. La danza di Yu, una danza della forza capace di far volare Yu fino al cielo, si è conservata nei testi taoisti, e fu danzata da generazioni di sacerdoti, mistici e stregoni: ancora oggi viene danzata dai praticanti delle arti marziali interiori. Yu non era solo in grado di assumere l’aspetto degli animali, ma li comprendeva e si fidava di loro; gli animali gli rivelavano in cambio i loro segreti. Quando le acque dell’inondazione si ritirarono, Yu vide una tartaruga emergere dal fiume: sul suo dorso c’era il disegno del quadrato Lo Shu ( la sequenza del fiume Lo): esso contiene la disposizione dei numeri da 1 a 9 all’interno di una griglia quadrata di nove settori rappresenta la base degli Otto Trigrammi del Cielo Posteriore. Questa sequenza è usata per predire il flusso dei cambiamenti dei fenomeni. Una caratteristica singolare di questa disposizione di numeri è che la loro somma risulta essere 15 in qualunque ordine (verticale, orizzontale obliquo) essi vengano sommati (quadrato magico).
 
 


Tutti i tratti che la leggenda attribuisce a Fu Xi e Fu Yu li caratterizzano come sciamani: tra i poteri sciamanici sono infatti tradizionalmente inclusi le seguenti facoltà: il volo verso il cielo, il viaggio sottoterra, la danza della forza, l’estasi e l’improvvisa rivelazione, il potere di conversare con gli animali, il potere sugli elementi, il potere taumaturgico, la conoscenza delle virtù delle piante.

Le più antiche testimonianze della pratica della divinazione in nostro possesso risalgono all'inizio del II millennio a.C. e consistono in iscrizioni, ritrovate su ossa scapolari di ovini e di bovini e su gusci di tartaruga. Da questi reperti emerge una caratteristica peculiare della divinazione cinese: essa si esprime con oracoli assai chiari, pieni di buonsenso, del tipo «pioverà, non pioverà», «il raccolto sarà buono» etc. Il carattere aleatorio della divinazione non si traduce in un linguaggio sibillino, che richieda per essere interpretato la mediazione dello sciamano o dell'indovino, ma nella semplice alternativa del «si-no». Molte interrogazioni oracolari si presentano in forme di coppie di proposizioni parallele, l'una positiva e l'altra negativa: «il re deve allearsi a quella tribù», «il re non deve allearsi a quella tribù». l'uomo propone una semplice alternativa e le potenze divine non hanno altra scelta che rispondere sì o no.  Non si ha qui alcun bisogno, per comunicare con il soprannaturale, di entrare in trance o di sospendere in qualunque modo il processo abituale del pensiero cosciente.

Contrariamente a società come la nostra, dove la divinazione è un fenomeno marginale, nella società cinese antica costituisce una procedura normale nella pratica del diritto, della medicina e della vita quotidiana. Nel dodicesimo secolo a.C. durante la prima fase della dinastia Zhou, i re e i nobili si servivano di sciamani in qualità di consiglieri, indovini e guaritori. Lo sciamanesimo divenne una istituzione e gli sciamani avevano il compito di esercitare i loro poteri a vantaggio della comunità. I compiti principali degli sciamani erano:

invocazione degli spiriti: lo sciamano danzando entrava in uno stato di trance, offrendo così il proprio corpo come dimora temporanea allo spirito.
interpretazione dei sogni: i sogni, considerati portatori di presagi inviati dagli spiriti, venivano interpretati dagli sciamani
lettura dei presagi: dall’osservazione dei mutamenti che avvenivano nel corso degli eventi, gli sciamani riuscivano a predire il corso degli venti
preghiera per la pioggia: lo sciamano faceva danze e canti rituali per persuadere le forze sacre ad inviare la pioggia
guarigione: gli antichi cinesi credevano che le malattie fossero provocate dagli assalti degli spiriti maligni.  Era logico che la guarigione fosse aiutata dallo sciamano che sapeva affrontare sia gli spiriti buoni che quelli cattivi
divinazione celeste: si credeva che se ci fosse stata armonia nei cieli ci sarebbe stata pace, prosperità e armonia anche sulla terra. La chiave per raggiungere prosperità e pace era seguire La Via Celeste (Dao): gli sciamani quindi erano chiamati a corte per osservare i cieli ed interpretarne gli eventi.


Questo ruolo centrale della pratica divinatoria nella civiltà della Cina antica va messo in rapporto all'importanza del culto degli antenati, a cui era rivolta in larga parte la religione. La Cina è un paese vastissimo e continentale: gli antichi cinesi credevano che la loro terra fosse il mondo intero: Zhong Guo, come viene denominata la Cina dai cinesi, significa «Paese di Mezzo» cioè «tutto ciò che sta tra i quattro mari». In quanto paese continentale, la Cina sviluppò principalmente l’agricoltura come mezzo di sostentamento: quindi lungo tutta la storia, la politica ed il pensiero sociale ed economico sono volti ai problemi della utilizzazione e della distribuzione della terra. Sia i contadini sia i proprietari devono vivere dove è la loro terra, là dove vissero il padre e il nonno e dove i figli continueranno a vivere: ecco che in un ambiente agricolo assume un ruolo primario la famiglia. La famiglia è stata la base del sistema sociale in Cina per millenni. Per le stesse ragioni si sviluppò il culto degli antenati: il primo della famiglia che si era stabilito su quella terra diveniva il simbolo della unità della famiglia e dall’aldilà influenzava positivamente - se onorato - le sorti dei suoi discendenti.

Si rendevano culti e sacrifici a diverse potenze della natura, come il Fiume Giallo, la Terra, i Venti, i punti cardinali, determinate montagne, ma la parte più cospicua dei sacrifici e degli atti divinatori era dedicata agli antenati reali, il cui culto appare notevolmente organizzato, in contrasto con la molteplicità incoerente dei culti riservati alle divinità naturali. Gli antenati sono percepiti come spiriti che dimorano nel mondo dei morti e dunque sono in grado di assicurare una mediazione con le potenze soprannaturali, ma al tempo stesso, in quanto membri di una comunità familiare, continuano ad esercitare un ruolo in seno a tale comunità.

Dopo la dinastia Shang (1700 – 1100 a.C.) regnò la dinastia Zhou (1100 – 700 a.C.) fondata dal mitico re Wen, adepto alla divinazione. Nelle sue mani gli Otto Trigrammi divennero potenti strumenti per prevedere il corso degli eventi: Wen usò la sua comprensione della natura ciclica dell’universo per espandere gli otto trigrammi in 64 esagrammi. Aiutato dal suo ministro Kiang Sheng, anche lui un maestro della divinazione, sviluppò il sistema di divinazione contenuto nel Libro dei Mutamenti  (Yi Jing).

Con l’Yi Jing cambia la tecnica divinatoria: dalla lettura dei disegni provocati dalle screpolature nelle ossa si passa ad un livello più astratto basato sul calcolo e sui numeri; questo probabilmente segna il passaggio da una mentalità religiosa ad un pensiero naturalistico, in quanto i segni non rappresentano più la manifestazione della volontà degli spiriti, ma come la figurazione di una situazione naturale, del modo con cui le cose e le situazioni attuali si sarebbero evolute.

Lo sciamanesimo andò incontro ad un periodo di decadenza nell’ultimo periodo della dinastia Zhou: sacche di cultura sciamanica sopravvissero nelle regioni intono alla valle fluviale dello Yangtze (Chang Jiang) e lungo la costa cinese sudorientale. Questa zona era allora occupata da tre regni feudali: il regno di Chu (Si Chuan orientale, Chong Qin), il regno di Wu ( Shang Hai) e il regno di Yue (Zhe Jiang). Nel corso di tutta la storia cinese, anche dopo che i regni di Chu, Wu e Yue  scomparvero come entità politiche, le loro culture regionali continuarono ad influenzare la filosofia, la religione e le pratiche spirituali della più ampia cultura nazionale.

La diretta influenza delle pratiche sciamaniche si può riscontrare negli aspetti religiosi e magici del taoismo della dinastia Han (206 a.C.-219 d.C). Un impatto ancora maggiore sul taoismo ebbe l’incontro tra lo sciamanesimo e le filosofie di Lao Zi e Zhuang Zi .  Impatto che spesso passa inosservato perché molti studiosi considerano il Taoismo Filosofico (Dao Jia) in antagonismo con il Taoismo Religioso   (Dao Jiao). Lao Zi era originario del villaggio di Li nella contea di Fu, nel regno di Chu: il fondatore della filosofia taoista visse dunque in una società con forte cultura sciamanica. Ci sono molti paralleli tra i poteri attribuiti a uno sciamano e un “immortale” taoista: entrambi sono immuni al veleno, viaggiano attraverso le stelle, hanno potere su gli elementi e possono compiere imprese incredibili. Ma con il tempo il Taoismo divenne una religione organizzata che aveva divinizzato Lao Zi, i riti e le cerimonie di sciamanesimo furono gradualmente abbandonati: sopravvissero solo nelle società segrete di arti marziali e divennero un mistico culto di pochi adepti.

articoli correlati:
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Bibliografia.

Anne Cheng “Storia del pensiero cinese” Ed. Einaudi 2000

Jaques Gernet “La Cina Antica” Luni Ed. 1994

Shen Yue “Trattato sui prodigi”  Ed. Cafoscarina 1997

J.A.G. Roberts “Storia della Cina” Ed. Il Mulino 2001

Fung Yulan “Storia della filosofia cinese” Ed. Mondadori 1990

Eduard Erkes “Credenze religiose della Cina antica” Ed. ISMEO 1958

Eva Wong “Feng Shui” Ed. Shambhala –Boston- 1996

venerdì 25 marzo 2011

Nel Cielo cinese ci sono piu "Animali" che "Stelle"...

    L’astrologia popolare cinese è basata sui i dodici segni contraddistinti dai nomi di animali (Tigre, Coniglio, Drago, etc). Ma anche nell’antica astrologia il Cielo era molto affollato di mitici animali…


La Cina è l’unico paese al mondo dove le osservazioni astronomiche hanno avuto corso ininterrottamente da 4000 anni: l’alternarsi della luce delle tenebre, il moto della Luna e degli astri, il mutare ciclico delle stagioni sono stati da sempre un elemento di attrazione per l’uomo nel suo tentativo conoscere il mondo e di “governare” in qualche maniera i fenomeni naturali. La costruzione del calendario divenne una necessità strategica nella misura in cui l’uomo, divenuto sedentario, basò il suo sostentamento sulla agricoltura: per non sbagliare i periodi di coltura era necessario conoscere le regole dell’alternarsi delle stagioni.

Poiché si credeva che l’imperatore avesse ricevuto il suo mandato a governare direttamente dal Cielo, l’astronomia divenne rapidamente una scienza strategica in Cina. La responsabilità principale del potere politico era quella di mantenere la Terra in armonia con il Cielo: ecco che lo studio del cielo diventava un mezzo importante per “scrutare” la volontà del Cielo ed interpretare i segnali positivi e negativi che dall’alto venivano inviati in risposta all’operato dell’imperatore. Si credeva infatti che i segni celesti avvertissero che tale o talaltro evento, di solito calamità naturali, si sarebbe presto compiuto, e venivano considerati come una ricompensa o un castigo del Cielo per le azioni dell’uomo sulla terra. Ed essendo l’attività umana regolata dal governo dell’imperatore, i presagi che derivavano dalla osservazione dei corpi celesti e dei fenomeni ad essi connessi rivelavano la qualità del regime imperiale. In conseguenza a questa necessità, nell’ambito imperiale vennero istituiti gruppi speciali di funzionari (astronomi, astrologi, meteorologi) con il compito di osservare il cielo e di registrare tutti i fenomeni astronomici ed i “segni” celesti.

Per i cinesi antichi non esisteva né il concetto di «Fato», come inflessibile regolatore delle cose terrestri, quale per esempio viene espresso nell’«Edipo re» di Sofocle, né l’idea che l’uomo fosse totalmente in grado di determinare il proprio destino, alla maniera del «re Lear» di Shakespeare; per i cinesi il fato consisteva in una fusione armonica tra Cielo e Terra. I cinesi pensavano infatti che il destino di una persona fosse determinato da vari fattori: per un terzo contribuiva il “Destino del Cielo”, per un terzo il “Destino della Terra” ed infine per in altro terzo il libero arbitrio o “Destino dell’Uomo”. Il destino del Cielo e della Terra non può essere cambiato: tuttavia, conoscendolo, si possono prendere le iniziative opportune per superare gli ostacoli durante i periodi critici e afferrare le opportunità durante i periodo favorevoli. La fortuna non si realizza mai da sola: si concretizza al momento opportuno con la attiva collaborazione dell’individuo.

I Cinque Palazzi Celesti e le 28 Case Lunari

Gli astrologi cinesi divisero la sfera celeste in ventotto sezioni assegnando a ciascuna di esse una stella fissa e le denominarono « le 28 Case Lunari» (Xiu) attribuendo a ciascuna il nome di una costellazione. Ad ogni costellazione, secondo un simbolismo astrologico, fu assegnato un pianeta ed un elemento. Nella tradizione taoista, in ogni «casa» risiede un Guardiano, protettore del Regno Celeste. All’ingresso di molti templi taoisti troviamo quasi sempre grandi statue di questi Guardiani protettori.

Le ventotto Case Lunari sono distribuite in «Quattro Palazzi Celesti» ai quali sono abbinate una direzione ed una stagione. Ogni palazzo, che prende il nome della costellazione principale, contiene sette Case Lunari, alle quali viene assegnato un nome simbolico, che rappresenta le fasi delle stagioni ed i compiti che avevano gli agricoltori nel lavorare i loro campi.

La tradizione cinese di associare animali mistici con le quattro direzioni della bussola è molto antica: il primo riferimento ai quattro animali si trova nell’ Yi Jing (Il Libro dei Mutamenti) il ben noto manuale di divinazione. Questi animali non hanno alcuna relazione con i Dodici Animali dello Zodiaco cinese: tuttavia hanno un grande valore simbolico.

Il Palazzo Orientale (东官 dōng guān)

Sede del Drago Verde (o Azzurro) (青龍qīng lóng) , rappresenta sia l’Est che la Primavera ed è associato all’elemento Legno. Il Palazzo Orientale era anticamente la sede della grande costellazione del Drago Verde (o Azzurro) e la stella qualificante è Fuoco, Antares nello Scorpione. Le varie dimore lunari di questo palazzo portano nomi pertinenti alle parti del corpo di questo drago: il corno, il collo, il cuore, la coda. Contrariamente alla mitologia occidentale, il drago per i cinesi è simbolo benevolo e di buon auspicio, simbolo della forza e della fertilità maschile. A partire dalla dinastia Han venne associato all’immagine dell’Imperatore. Il drago trascorre l’inverno sotto terra ed il secondo giorno del secondo mese esce dalla terra e vola in cielo, causando il primo tuono e la prima pioggia primaverili. Il Drago Verde rappresenta la forza del risveglio, della Primavera, del Giovane Yang, del sole nascente, dell'uscita dalle tenebre dell'Inverno e della notte, di ciò che si eleva, di ciò che rinasce dunque del risveglio, del dinamismo del rinnovamento.

Il palazzo Meridionale (南官 nán guān)

Sede dell’ Uccello Vermiglio (朱鳥 zhū niǎo) , detto anche Fenice Scarlatta, (朱雀zhū què), rappresenta sia il Sud che l’Estate ed è associata all’elemento Fuoco e la stella qualificante è l’ Uccello. Se il drago rappresenta l’imperatore, la fenice è spesso associata al femminile e rappresenta l’imperatrice. Questo strano volatile è considerato una tra le creature più sacre del mito cinese. La tradizione vuole che la fenice abbia la testa di un cigno, la coda di un unicorno, il becco di un gallo, la gola di una rondine e le striature di un drago. In realtà nelle raffigurazioni pittoriche, gli artisti cinesi si sono sempre preoccupati di dare al loro volatile prediletto una forma aggraziata.

In alcuni testi taoisti si parla di una fenice color cinabro (rosso), nata in una grotta di cinabro al polo Sud. Poiché le pratiche alchemiche taoiste hanno generalmente una connotazione sessuale, la “fenice della grotta di cinabro” probabilmente indicava i genitali femminili: sui dipinti antichi e sui ricami delle sete tradizionali troviamo spesso la fenice che svolazza in coppia con la sua controparte maschile, il drago. Gli ideogrammi utilizzati per indicare la fenice rappresentano anche l’unione tra il maschio e la femmina, il sesso, insomma. I Cinesi ancora oggi ci scherzano sopra e giocando sul doppio significato del termine, usano la fenice per riferirsi al sesso.

L'Uccello Vermiglio rappresenta la forza del sole al suo zenit, del Sud e di ciò che è arrivato a piena maturità, del Grande Yang. Questo Uccello Rosso si trova dunque tradizionalmente di fronte e necessita di una spazio aperto o almeno libero.

Il Palazzo Occidentale (西官 xī guān)

Sede della Tigre Bianca, (白虎bái hǔ), è associata all’Ovest, all’Autunno e all’elemento Metallo e la stella qualificante è Pleiadi. La Tigre simboleggia il protettore delle armate dell’ imperatore e degli spiriti della morte. All’epoca della dinastia cinese degli Han si riteneva che la tigre fosse la regina di tutti gli animali. Antiche leggende raccontano che, raggiunta l’età di 500 anni, la tigre muta il suo manto nel colore bianco che caratterizza, per l’appunto, la tigre di metallo, divenendo una creatura mitologica. La Tigre Bianca rappresenta l’energia del sole calante, dell'Occidente, di ciò che è materializzato, realizzato, concretizzato, definito, terminato... ed efficace. Rappresenta il Piccolo Yin, il calare, il ritorno progressivo su se stesso, la calma ed il riposo e la tranquillità che permette di preparare il sonno il più riparatore. La sua posizione è ad Occidente, dalla parte del sole calante.

Secondo alcuni studiosi la Tigre ha sostituito nel tempo l’immagine di un altro animale mitico, l’Unicorno (麒麟 qí lín). Molte antiche leggende lo vedono protagonista nei panni di consigliere degli imperatori durante i processi. L’unicorno, tradizionalmente, ha il corpo di un cervo, la coda di un bue, zoccoli da cavallo e un singolo corno sulla fronte. Secondo una credenza popolare, per prevedere il futuro sarebbe necessario bruciare uno di questi corni, e con la luce prodotta dalla fiamma illuminare un bacile di acqua purissima. La presenza dell’unicorno raffigurato accanto o assieme ad un imperatore simboleggia la rettitudine di quest’ultimo.

Il Palazzo Settentrionale (北官 běi guān)

E’ la sede della Tartaruga Nera (黑龜 hēi guī) che rappresenta sia il Nord che l’Inverno ed è associata all’elemento Acqua; la stella qualificante di questo palazzo è il Vuoto, che corrisponde a β Acquario . Per i cinesi la tartaruga è sempre stato un animale enigmatico ed altamente simbolico: il suo guscio tondo veniva paragonato alla volta celeste, mentre la parte inferiore piatta veniva paragonata alla Terra. Essendo questo un animale longevo, sin dai tempi antichi è stato utilizzato come simbolo di lunga vita e di fedeltà: una antica leggenda narra infatti che, per ringraziarla dei suo aiuto per riportare ordine nell’universo, il mitico imperatore Shang Di la ricompensasse accordandole diecimila anni di vita. Gli antichi usavano decorare le lapidi dei loro defunti con incisioni a forma di guscio di tartaruga, come augurio di vita eterna. Quando gli imperatori emanavano una legge o qualche altra forma di comunicazione scritta, questa veniva incisa su tavolette di legno che poi erano legate al dorso di una tartaruga, come a significare che quelle parole sarebbero divenute eterne. Ma come molti simboli orientali, anche la tartaruga ha in sé così tanti significati da risultare ermetica a qualsiasi interpretazione, senza conoscere l’esatto contesto. E infatti, per qualche sconosciuta ragione, la testuggine simboleggia anche l’immoralità. Il termine “tartaruga nera” è utilizzato dai cinesi per indicare lo sfruttatore di prostitute. Il pappone, insomma.

Poiché secondo le credenze non esistevano tartarughe maschio, la tartaruga si sarebbe accoppiata con il Serpente, e dalla unione di queste creature mistiche si credeva che si fosse originata la Terra. Per questo la Tartaruga nera viene spesso rappresentata assieme ad un serpente (animale simbolico del Nord). Un’altra rappresentazione tipica è quella del Guerriero oscuro (玄武 xuán wǔ). La Tartaruga Nera rappresenta l’energia del Grande Yin (太陰 tài yīn) dell’inverno, della notte, il sonno ristoratore che genera il risveglio poderoso del Giovane Yang del Drago Verde. Simboleggia inoltre ciò che è fissato al suolo, dunque le fondamenta o le radici, la stabilità di tutte le costruzioni. La sua posizione logica è alle spalle, dove, con il suo guscio da sicurezza, protezione e longevità, difende dagli attacchi alle spalle.

Il Palazzo Centrale (中官 zhòng guān)

La sintesi con la Scuola dei Cinque Elementi si manifestò nella necessità di integrare un simbolo aggiuntivo ai Quattro già presenti: così, legato al Centro, protetto dai Quattro Animali Celesti sta il Palazzo Centrale , in cui si raccoglie tutta l’energia del Cielo (tian) ed è la sede dell’Imperatore, il Figlio del Cielo , simboleggiato dal Drago Giallo (黃龍 huáng lóng): Al Palazzo Centrale, che ospita l’Orsa Maggiore e la Stella Polare, non è stata associata nessuna Xiù. E’ la zona del cielo presente in ogni stagione dell’anno; ospitando la Stella Polare, la si associa al Polo Nord celeste.

I Simboli, ora nel numero di Cinque, si sovrappongono ai Principi Agenti, divenendone in qualche modo l’immagine iconica. In realtà troviamo differenti simboli animali legati ai Cinque Principi a seconda delle diverse tradizioni dell’Asia Orientale delle epoche in cui si sono prodotti.