Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

domenica 6 ottobre 2013

Scienza e tecnica lungo la Via della Seta


Con il termine Pax Mongolica si suole indicare il periodo durato ufficialmente circa un secolo, (a partire dal 1221)  ma di fatto ben più lungo, che caratterizzò la conquista  - da parte dei Mongoli - dell’Asia Centrale e di gran parte dell’Europa: durante quegli anni  le strade che univano l’Oriente all’Occidente – quelle che noi chiamiamo tradizionalmente Via della Seta – divennero meno rischiose da percorrere, facilitando così lo scambio nelle due direzioni, non soltanto delle merci ma anche degli uomini e con essi delle idee, delle scienze e delle tecniche.

 


Sul tragitto da ovest ad est ci furono mercanti e religiosi che ebbero contatti significativi con i mongoli oramai sinizzati: il caso emblematico, universalmente conosciuto è quello di Marco Polo ma le esperienze missionarie di quel periodo – anche se meno note – non furono meno importanti. Ricordo i francescani Giovanni da Pian del Carpine, di Giovanni da Montecorvino, frate Odorico da Pordenone, Guglielmo da Rubruck: questi personaggi lasciarono relazioni di viaggio che costituiscono ancora oggi un importante strumento per la conoscenza della grande civiltà orientale.

(per chi desidera conoscere meglio questi  personaggi, che oso definire “mitici”, propongo la lettura di:






Ma come ho detto prima, non solo uomini e merci sono transitate lungo la Via della Seta, ma anche idee, conoscenze tecniche e scientifiche.

A partire dall’alchimia (quella branca del sapere che secoli dopo sarà razionalizzata fino a trasformarsi nella odierna chimica), troviamo una traccia interessante che riguarda gli acidi minerali, quelli  che si ottengono dalla reazione di anidride ed acqua e che danno origine ai sali [acido solforico, acido cloridrico, per intenderci]. La prima menzione di tali sostanze è tradizionalmente attribuita ad un frate francescano (!) tal Vital du Four nel suo testo Pro conservando sanitate  del 1295. Ebbene, una fonte cinese dell’anno 860, lo Yu Yang Za Zu (Miscellanea Yu Yang) di Duan Chengshi, parla di una pratica alchimistica appresa in India, nella quale non è difficile riconoscere l’impiego di acidi minerali «vi è in India una sostanza…che…può sciogliere erbe, legno, metalli e ferro…e scioglie e distrugge la mano di chi vuole afferrarla…».Probabilmente per veicolo dei pellegrini buddhisti cinesi che si trovavano in India e poi rientravano in Cina, la conoscenza e l’uso degli acidi minerali trasmigrò da ovest ad est e successivamente arrivò in qualche modo in Europa.

(riguardo alla diffusione del buddhismo in Cina, leggi anche: Il viaggio in occidente d San Zang e Via della seta o via dei sutra?)

Un’ altra sostanza di cui tradizionalmente si attribuisce l’invenzione ai cinesi è la povere da sparo: è questo un materiale esplosivo utilizzato come propellente per cartucce e munizioni delle armi da fuoco o per petardi e fuochi d'artificio. I più remoti riferimenti a miscele deflagranti composte da salnitro, zolfo e carbone, note come protopolveri piriche, risalgono a fonti cinesi dell'VIII e IX secolo d.C., ma il loro utilizzo era finalizzato principalmente alla fabbricazione di fuochi artificiali e sistemi di segnalazione.
Solo a partire dall'XI e XII secolo si ha notizia, sempre nelle cronache cinesi, di una loro utilizzazione nella produzione di razzi e di bombe incendiarie. Durante la dinastia Yuan (1279-1368) la tecnica di produrre polvere da sparo venne esportata, prima nel mondo arabo e poi in Europa, anche questa volta attraverso le vie carovaniere.
 
Altro esempio è fornito dalla astrologia (oggi meglio astronomia)  e la condivisione di calcoli, dati e tecniche di osservazione. Nel 1258 la cavalleria mongola aveva saccheggiato e distrutto Baghdad, ponendo fine al califfato abbasside. Ma il condottiero Hülegü Khan, ben consapevole che la conquista non è stabile se le diverse culture non si arricchiscono a vicenda, diede vita in seguito ad una esperienza di sincretismo scientifico tra le più stupefacenti: venne infatti creato nell’Azrbaijan un osservatorio astronomico dove vennero utilizzati gli strumenti più sofisticati dell’epoca e venne allestita una biblioteca scientifica con decine di migliaia di volumi. A questa esperienza collaborarono scienziati e tecnici provenienti dalla Estremo Oriente ( i cinesi Fu Mengji e Guo Shuojing) e dall’Estremo occidente (lo spagnolo Yahya ibn Muhammad  al Andalusi).

Legata in qualche modo ai problemi astronomici è stata poi la bussola, una delle più importanti invenzioni attribuita ai cinesi. Pare che in origine utilizzassero tale scoperta come spettacolo d'attrazione: delle lancette magnetizzate venivano lanciate come si fa coi dadi e queste, per lo stupore degli spettatori presenti, finivano per indicare sempre il Nord. Passò molto tempo prima che questa "attrazione circense" fosse applicata alla navigazione: una volta conosciuta la posizione del Nord, infatti, era poi possibile identificare altre direzioni. Durante la dinastia Song (960-1279), i cinesi trovarono il modo per magnetizzare degli aghi di acciaio, strofinandoli contro delle magnetiti:  facendoli galleggiare in un contenitore con dell’acqua ottennero una bussola portatile che fu molto utile per la navigazione. Le navi cinesi poterono avventurarsi più sicuramente nell’oceano indiano e iniziarono a stabilire relazioni commerciali col mondo indiano e quello arabo.
Fu così che l’uso della bussola si diffuse anche nei paesi arabi e successivamente in Europa.

 


Sempre in campo tecnico, non possiamo sorvolare sul fatto che la Cina è stata la prima civiltà ad introdurre l’uso della carta: fino dai tempi della dinastia Han, circa 2000 anni fa, troviamo tracce di uso di un tipo di carta di grossolana fattura e spessa, ottenuta da fibre di canapa macerata. L’arte di fabbricare la carta si sviluppò rapidamente nei secoli raggiungendo elevati livelli di qualità. Nell’VIII secolo, attraverso la Via della Seta, gli arabi iniziarono ad imparare a fabbricare la carta, ma dovettero passare altri 400 anni perché l’uso della carta si diffondesse in Europa, guarda caso a partire dall’Italia, che ne rimase per molto tempo uno dei principali produttori ed esportatori verso l’Europa settentrionale

Con la invenzione della carta e dell’inchiostro, iniziò a prendere piede anche la tecnica di stampa: durante la dinastia Tang i testi venivano scritti su una carta sottile che poi veniva incollata rovesciata su un blocco di legno: ogni carattere veniva poi intagliato ottenendo così l’immagine di una pagina di stampa che veniva inchiostrata e premuta sui fogli per la riproduzione. Questa tecnica era lenta e costosa perché richiedeva ovviamente un blocco di legno intagliato per ogni pagina da stampare. Il frontespizio del più antico libro stampato in questo modo – Il Sutra di Diamante – stampato nell’anno 868, è stato scoperto nelle Grotte di Dunhuang, lungo la Via della Seta. Durante la dinastia Song, fu Bi Sheng a ideare l’intaglio di singoli caratteri in piccoli cubetti di argilla che una volta cotti diventavano resistenti e quindi capaci di molteplici utilizzi: i cubetti venivano quindi assemblati ed incollati su un piano metallico per generare la pagina da stampare e poi rimossi e riutilizzati per altre pagine. Questa tecnica si diffuse rapidamente in Corea, Giappone e Vietnam attorno all’anno 1000. Tuttavia i caratteri di argilla erano molto fragili: nel 1298 Wang Zhen introdusse un tipo più resistente ottenuto intagliando il legno, ma poco dopo, in Corea,  ci fu la transizione ai caratteri mobili in metallo.E’ molto probabile che la tecnologia impiegata in Asia possa essersi diffusa in Europa attraverso le vie di commercio per l’India o per il mondo arabo: tuttavia non si ha alcuna prova che Gutenberg (inventore dei caratteri mobili nel modo occidentale, introdotti nel 1440) possa essere stato a conoscenza della tecnologia coreana, anche se la coincidenza temporale delle due invenzioni fa dubitare della loro totale indipendenza.

 

Concludendo, possiamo dire che uomini idee e tecniche viaggiarono incessantemente nei due sensi durante la Pax Mongolica: e questo dimostra ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – che anche la Cina, considerata erroneamente un impero chiuso e immobile per due millenni, fu in realtà un enorme organismo vivente che, come una spugna, assorbì e restituì uomini, idee e tecniche.

 

Sitografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_grandi_invenzioni_dell'antica_Cina





http://it.wikipedia.org/wiki/Bussola

 

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