Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

sabato 15 gennaio 2011

La crisi dell'auto: paradossi cinesi e utopia taoista


FIAT, Chrysler, Marchionne, i sindacati, i diritti dei lavoratori …. giornali e le TV ci inondano di notizie sui problemi del settore automobilistico: la crisi dell’auto colpisce in tutto il mondo occidentale, ma in Cina, guarda caso, il settore auto non solo resiste, ma mostra problemi di carattere opposto.

La Repubblica Popolare cinese ha infatti superato gli Stati Uniti nel 2009 diventando il primo mercato del mondo per le automobili. Nel 2010 il mercato cinese ha immatricolato 18 milioni di autovetture con un aumento del 30% rispetto al 2009 – già in crescita del 50% con riferimento al 2008.

Ma… dove sono tutte queste automobili? Praticamente concentrate nelle megalopoli: Pechino, Shanghai, Tianjin, Chengdu, etc. Ma parliamo della capitale: pare che su circa 20 milioni di abitanti circolino in città ben cinque milioni di auto. Grazie al buon andamento della economia i pechinesi hanno da tempo scoperto che quattro ruote sono più piacevoli di due! Questo sta provocando parecchi problemi: uno studio governativo prevede che, se non si riuscirà a fermare gli acquisti, entro il 2015 circoleranno sette milioni di veicoli, due milioni 300 mila in più rispetto a quelle che ci sono adesso. Rischiano di aumentare in modo esponenziale quindi anche le ore impiegate ad attraversare la città nell’ora di punta, che al momento arrivano anche a cinque.



Limitare gli spostamenti di milioni di pechinesi è una sfida ardua anche per l’autoritario governo cinese. Attraverso una specie di lotteria, nel 2011 saranno concesse solo 240 mila targhe, circa un terzo di quelle rilasciate nel 2010: in questo modo Pechino intende porre un freno del 70% al crescente numero di veicoli privati che circolano sulle sue strade. Ma i cinesi sono furbi: proprio temendo il nuovo pacchetto antitraffico, molti si sono affrettati ad acquistare una nuova automobile. Negli ultimi giorni del 2010, sono state vendute quasi tremila vetture al giorno.

smog a Pechino

Chi ne fa le spese è l’inquinamento atmosferico, che rimane sempre alto: gli ultimi piani dei palazzi più alti sono spesso invisibili perché circondati da una fitta coltre di smog. Ad aggravare la situazione ci sono anche gli impianti di riscaldamento delle abitazioni, ancora basati in maggioranza sul carbone, e il costante sviluppo urbanistico. Tuttavia qualcosa sta cambiando a Pechino, a lungo bollata (ingiustamente) come la città più inquinata del mondo. Dopo le Olimpiadi del 2008, la capitale cinese è diventata più vivibile e meno inquinata, grazie alle misure adottate in occasione dei Giochi.


Cieli azzurri...
Ai tempi un rilevamento della qualità dell’aria aveva rivelato dati allarmanti. Secondo la scala AQI (Air Quality Index, che considera la presenza nell’aria di anidride solforosa, biossido di azoto e particolato), Pechino risultava «inqualificabile» con un valore superiore a 500, il più alto della scala. Però lo scorso 8 agosto, in occasione dell’ anniversario delle Olimpiadi, la capitale cinese ha celebrato anche il miglioramento della qualità dell’aria. Tra le eredità olimpiche celebrate, quella sicuramente più “visibile” è quella dei “cieli azzurri”. Dietro la poeticità del nome si nasconde un valore scientifico, che classifica una giornata di “cielo azzurro” quando il valore API non supera quota 100. A metà del 2009 è già stato superato il totale dei cieli azzurri del 2008: alcune delle misure provvisorie sono diventate stabili anche dopo la fine delle Olimpiadi: lo spostamento di diverse fabbriche lontano dalla metropoli, il divieto di ingresso nella città ai mezzi che non soddisfano lo standard Euro 1 e l’obbligo per le auto private di rimanere in garage un giorno alla settimana a seconda del numero di targa. Un ulteriore miliardo e 600 milioni di dollari è stato stanziato per migliorare i trasporti pubblici, misura che è stata abbinata alla consegna, nel 2015, di 10 nuove linee della metropolitana.

Per Pechino le notizie sono incoraggianti, ma per quanto riguarda il resto del Paese? Da anni l’inquinamento è al centro dell’agenda del governo cinese, consapevole che alla migliorata aria di Pechino fanno da contraltare le preoccupanti cifre fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità che già nel 2007 parlavano di almeno 6 milioni e 500mila morti all’anno per malattie causate dall’inquinamento dell’aria. Anche per questa ragione le autorità hanno dato la massima importanza e visibilità ai risultati raggiunti a Pechino, al fine di renderli un esempio da utilizzare nel resto della nazione e far sì che questa eredità delle Olimpiadi non rimanga un vantaggio solo locale ma che possa divenire una linea guida programmatica per il futuro.

C’è un luogo comune che torna sovente nell’opinione pubblica dei paesi occidentali: non vi è abitante del globo che inquini quanto un cinese. Ma il quadro delineato dai mass media occidentali è ben lontano dalla realtà, come spesso accade quando si parla di Cina. E’ chiaro che la Cina, vista nel suo insieme, è davvero il paese che inquina di più al mondo. E’ dal 2006 che il gigante asiatico occupa la prima posizione nella classifica dei paesi con le maggiori emissioni di, CO2 o biossido di carbonio, emissioni che sono il primo fattore del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. La Cina, con 6,5 miliardi di tonnellate di CO2 prodotte nell’arco dell’anno, è davanti a Stati Uniti (5,8 miliardi) e Russia (1,7 miliardi), mentre l’Italia è soltanto 12esima con 455 milioni di tonnellate.

Ma leggere i numeri senza inserirli nel contesto porta inevitabilmente a non comprenderli, e il contesto, in questo caso, è costituito dalla popolazione. La Cina conta ormai 1,3 miliardi di abitanti: in altri termini, la popolazione cinese è 4,3 volte quella statunitense, 9,5 volte quella russa e 23 volte quella italiana.

Ecco che se prendiamo in considerazione i dati pro-capite delle emissioni di CO2 di ogni singolo paese, ci imbattiamo in un altro paradosso: un cinese “medio” inquina molto meno di un occidentale “medio”. Alle 4,9 tonnellate di emissioni annue di un cinese, corrispondono le 19,2 tonnellate di uno statunitense, le 12,3 di un russo e le 7,8 di un italiano.


densità della popolazione in Cina
La Cina ha una popolazione di circa 1,3 miliardi abitanti, con una densità media di 142 unità per km². Il dato rappresenta la media di una distribuzione geografica in realtà molto irregolare. La maggior parte della popolazione è infatti concentrata nelle province orientali, che contano in media 400 abitanti per kmq, quella centrale ha una densità media di 200 abitanti per kmq, sull’altopiano della parte occidentale vivono meno di 10 abitanti per kmq. Il che significa che contro 300 milioni di persone concentrate sulla costa orientale con redditi paragonabili al mondo occidentale, vi è circa un miliardo di persone che vivono in aree rurali, con redditi almeno dieci volte inferiori. Queste persone non possono inquinare come chi possiede un auto, viaggia in aereo e contribuisce in modo determinante, attraverso l’acquisto di una larga gamma di prodotti, all’inquinamento causato dallo sviluppo industriale.

I Cinesi residenti nelle province orientali sono dunque in quantità paragonabili agli abitanti degli Stati Uniti d’America (300 milioni): negli USA circolano 136 milioni di autovetture (450 per 1000 persone), mentre in Cina circolano attualmente circa lo stesso numero di veicoli privati ( 13 auto per 1000 abitanti se calcolato sul totale della popolazione, ma praticamente come gli Stati Uniti se calcolato su una popolazione equivalente agli USA).

Se poi paragoniamo la situazione auto con l’Italia, i dati sono ancora più sconvolgenti: nel nostro paese circolano 35 milioni di auto su 60 milioni di persone: praticamente un’auto ogni due persone Pensate cosa sarebbe se la densità delle auto in Cina raggiungesse quella dell’Italia: si avrebbero circa 6/700 milioni di veicoli!!

Il governo cinese sembra aver abbandonato il vecchio modello di sviluppo che consisteva nell’avanzare senza avere cura dell’inquinamento, e solo in seguito porvi rimedio a fronte di disastri perfettamente evitabili. Il Paese, infatti, dipende ancora dal carbone per il 70 per cento della sua produzione energetica; allo stesso tempo, però, la Cina procede alla diversificazione delle fonti energetiche: così nel nuovo piano quinquennale, il dodicesimo, sono state messe in cantiere numerose iniziative per incrementare la produzione di energia a bassa emissione di carbonio. Sono previsti investimenti nel fotovoltaico, nell’eolico e nella produzione di veicoli ibridi ed elettrici. E il tutto avviene nell’ambito dell’ambizioso piano di tagliare le emissioni di gas a effetto serra di 1,5 miliardi di tonnellate in cinque anni. Tra le sfide per migliorare la viabilità c’è anche lo sviluppo di un treno razzo che viaggerà a mille chilometri orari, grazie a speciali gallerie pressurizzate. Nella speranza che dia il colpo di grazie a traffico e smog, lo hanno soprannominato «Aspirapolvere».

Il sottotitolo di questo blog è “attualità del pensiero cinese antico”: in questo caso, quanto siamo lontani dalla utopia taoista del “ritorno” allo stato naturale, quale era alla nostra nascita. Il ritorno alla prima infanzia evoca qui non l’innocenza ma l’Origine perduta. Sul piano collettivo si tratta di tornare ad uno stato originario, anteriore alla formazione della società organizzata, esente da ogni forma di aggressione o di costrizione della società sugli individui; un mondo in cui l’assenza di morale, di leggi, di punizioni non indice gli individui ad essere a loro volta aggressivi, e in cui non vi è dunque guerra o conflitto, né spirito di competizione o volontà di dominio. Ecco la visione idilliaca di Lao Zi:

E’ un piccolo paese con pochi abitanti
Anche se avessero utensili per dieci o cento uomini
Essi non se ne servirebbero
Temono la morte e non se ne vanno a migrare lontano
Anche se avessero barche o carri non ne farebbero uso
Anche se avessero armi non ne farebbero sfoggio
Essi trovano gustoso il loro cibo
E ritengono adeguate le loro vesti
Comode le loro dimore
Piacevoli le loro usanze
Da questo paese a quello vicino
Si odono cantare il galli e i cani abbaiare
Ma coloro che vi abitano giungeranno alla morte in vecchiaia
Senza essersi mai frequentati
(Lao Zi, 80)


Ma forse questo messaggio è più attuale di quanto non possa sembrare …
meditate gente, meditate!



1 commento:

  1. stefano bacchelli19 gennaio 2011 14:17

    L'astronave Terra contiene una certa quantità di petrolio.Prima o poi finirà. Stranamente nessuno riesce ancora a dirci quando questo avverrà anche se i calcoli dovrebbero essere possibili. Certo che se la Cina acquista auto con questa progressione presto non ci sarà più benzina, io credo. Nessuno ne vuol parlare, ma quella sì che sarà una rivoluzione!

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