Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

domenica 27 gennaio 2013

La Montagna, archetipo universale del Sacro.




Monti, Tremonti, Monte dei Paschi… oggi Il “monte” è sulla bocca di tutti! C’è chi sale (in politica), c’è chi (ri-)scende (in campo), c’è quello (di Siena) scosso da violenti terremoti… tutti argomenti poco piacevoli! Ciò di cui voglio parlare oggi sono i monti “veri” ed in particolare delle “Montagne Sacre”.

Sono rimasto affascinato dalle montagne sacre cinesi ma a pensarci bene, l’idea del monte sacro è diffusa su tutto il pianeta, in tutti i tempi ed in tutte le culture. Facciamo dunque un rapido giro del mondo prima di soffermarci sulle montagne sacre della Cina, di cui parlerò più in dettaglio più avanti.

Agli albori della storia, molti fenomeni fisici (temporali, terremoti, inondazioni) erano percepiti, nella ingenuità dell’uomo primitivo, come cose strane ed incomprensibili ed associati alla presenza di esseri misteriosi e sovrannaturali: in questo contesto le montagne hanno sempre giocato un ruolo particolare: con le loro vette, che si innalzano verso il cielo, appaiono la dimora visibile di esseri divini, nascosti alla vista degli umani dalle nuvole che sempre avvolgono le cime più alte: gli improvvisi temporali con tuoni e fulmini venivano interpretati come l’agitarsi dei draghi nascosti nelle caverne dei monti. Le frane, le valanghe, i crolli delle torri, la punizione della divinità offesa e l’urlo del vento, tra i rami degli alberi nei boschi, il lamento delle anime dei defunti; l’asciugarsi di una fonte lo scherzo di uno gnomo o la cattiveria di una strega.

In qualsiasi paesaggio le montagne sono grandi presenze e quasi tutte le popolazioni del mondo le hanno rivestite di sacro. Le montagne sono cariche di simboli e dunque sollecitano facilmente gli “archetipi” del nostro io profondo. (Jung  indica con questo termine le idee innate e predeterminate dell'inconscio umano). Che la montagna abbia un valore archetipico è confermato dal fatto che sui monti troviamo templi e santuari indipendentemente dalle culture e dalle religioni. La «Montagna Sacra»  si trova al centro della cosmologia e della geografia sacra di molte forme religiose, dalle più arcaiche tradizioni sciamaniche, dalla Grecia antica all’Islam arabo-persiano, dall’India hindu all’Iran zoroastriano, dalla Cina taoista al Giappone scintoista e buddhista, le culture amerinde dell’America settentrionale. E per finire  con le grandi religioni monoteiste, la “Montagna” rappresenta l’asse cosmico che determina le direzioni dello spazio organizzato e collega i tre mondi: divino, umano e infero: la montagna, con la sua natura spesso incontaminata, diventa luogo preferito per il colloquio con l’eterno, per un rapporto con la dimensione del divino, per cui l’uomo, salendo, è tra l’altro, portato alla meditazione ed alla riflessione spirituale. Il monte così può significare ascesi, distacco dal materiale, e simboleggiare la tensione dell’uomo verso la divinità che abita i cieli.


È per questo che tradizioni religiose di tutte le culture e di tutti tempi, alimentate da una inesauribile fantasia, hanno conferito a tante montagne un senso ed un valore sacro, spazio di un possibile legame tra cielo e terra. Alcune religioni ed alcuni popoli, poi, con le loro credenze, hanno immaginato le cime delle vette proprio come la residenza della divinità. Partendo dai monti sacri più “vicini” a noi, almeno culturalmente, possiamo citare il monte Olimpo, dimora degli antichi dei greci: in particolare la divinità predominante nel culto montano è Zeus, al quale veniva dedicata la maggior parte dei santuari montani, meta di pellegrinaggi votivi in occasione delle festività religiose.

Per la religione ebraica e la cristiana il monte è sacro perché in quel luogo, dove si immagina più vicino il creato al Creatore: nella Bibbia il Monte,  è sovente un luogo si svolgono avvenimenti speciali, rivelatori, è luogo di particolare vicinanza di Dio.


Nella tradizione biblica troviamo il monte Sinai in Israele, dove Mosè ricevette le Tavole della Legge e sul monte Moria Abramo avrebbe sacrificato Isacco se l’angelo del Signore non gli avesse fermato la mano.

Anche Gesù Cristo lega alla montagna molti episodi importanti della sua vita: fa il discorso delle beatitudini su una montagna e l’episodio della sua trasfigurazione avviene sul monte Tabor, Sul monte egli respinge la proposta del diavolo che gli offriva in possesso tutti regni della terra. Prega sul monte degli Ulivi e muore sul monte Calvario.



Maometto riceve la scrittura sul monte Hira e salire sul monte Qaf, mitico luogo del misticismo musulmano, significa raggiungere la saggezza e la felicità. Peccato che questo monte sia collocato in un luogo ai limiti tra il mondo visibile e quello invisibile, che non si può raggiungere né via terra né via mare e non risulta che essere umano sia ma riuscito nell’impresa.  A questo luogo simbolo del misticismo musulmano si sarebbe ispirato Dante nel concepire la montagna del Purgatorio.
Pare infatti che Dante fu influenzato da un libro arabo, Kibab al-miraja (Il libro della Scala), tradotto in spagnolo e poi in latino proprio da Brunetto Latini che era stato maestro di Dante: sulla montagna del Purgatorio, infatti, nessuno può salire se non dopo la morte.


Passando al continente americano, troviamo la visione arcaica e sciamanica delle alture propria alle tradizioni delle tribù indiane delle Grandi Pianure del Nord America. Le Colline Nere (Black Hills) affioramento roccioso ricoperto di boschi e laghetti nel cuore delle Pianure nordamericane, furono, a partire dalla metà del XVI secolo, il centro spirituale di Kiowa, Apache e Arapaho, ai quali poi si aggiunsero anche Comanche e Cheyenne. A unire spiritualmente fra loro tutte queste tribù, talvolta in conflitto fra loro, fu proprio un insieme di nozioni relative alla geografia sacra della regione e numerose tradizioni mitologiche che si ricollegano alle Black Hills, considerate anche il luogo di raccolta delle anime dei morti. Sulla vetta denominata Harney Peak il celebre sciamano Black Elk,“Alce Nero”, ebbe la sua più alta esperienza spirituale.

Nell’America del Sud è famoso, il Machu Picchu (“Vecchio Picco” nella lingua Quechua), il sito  adibito a cerimonie sacrificali segrete degli Inca peruviani.

All’altro capo del mondo, l’Australia, Kata Tjuta significa "molte teste" nella lingua degli aborigeni australiani e designa un gruppo di più di 30 montagne dalla sommità arrotondata dalla erosione atmosferica che si ergono dalla pianura desertica della Australia del Nord e sono raccolte una vicino all'altra con stretti canaloni a precipizio fra loro. Secondo le leggende degli aborigeni queste montagne sono sacre fin dai Tempi Primordiali della Creazione.

Passando all’Asia Centrale, il mito della Montagna Sacra o cosmica, si è culturalmente affermato attorno al massiccio del Karakorum, nelle formulazioni che di esso hanno dato le attornianti tradizioni dell’India, dell’Iran antico, del Tibet e della Cina.

In Tibet il Monte Kailash, vetta dell'Himalaya da cui traggono fonte alcuni tra i fiumi più lunghi dell’Asia, l’Indo, il Brahmaputra e il Karnali (un affluente del Gange) è considerata come un luogo sacro per quattro religioni: induismo, buddhismo, giainismo e Bön. Nella religione indù, è considerata la residenza di Shiva.  Il Monte Kailash, poiché  luogo sacro non è considerato scalabile in ossequio alle credenze buddiste e indù e infatti è il più significativo picco nel mondo che non ha avuto alcun tentativo di arrampicata noto. Il mito trae origine dall’epica hindu dove si parla del monte Meru, (noto anche come Sumeru) la dimora degli dei, come di un’immensa colonna alta 84.000 leghe; “la sua vetta bacia il cielo e le sue pareti sono d’oro, cristallo, rubino e lapislazzuli”. Questi racconti hindu situano il monte Meru in un punto imprecisato dell’altissima catena dell’Himalaya, ma col tempo il Meru è stato identificato con il monte Kailash (6714 m).

In Giappone, il monte Fuji per lo shintoismo è sacro alla divinità Sengen-Sama. Sul Monte Fuji vivono figure divine, in prevalenza femminili, che talvolta elargiscono dei doni magici e soprannaturali ai mortali. Per il buddhismo giapponese, Fuchi, la divinità del fuoco abita l'omonima montagna, originariamente sacra per gli Ainu, aborigeni del Giappone. Il monte è ritenuto essere “la Porta per l'al-di-là”.

E dopo questo “giro del mondo” teso a mostrare come la “montagna sacra” sia un archetipo universale, passiamo a vedere la mia regione preferita, la Cina!

In Cina ci sono 9 montagne sacre: 5 Taoiste e 4 Buddhiste, disseminate sul territorio secondo regole precise. I monti sacri sono generalmente di difficile accesso, ma sono molti i cinesi che intraprendendo il pellegrinaggio per visitarli: ne rimangono affascinati e atterriti, ma allo stesso tempo spinti da una curiosità intellettuale e spirituale.

In cinese “andare in pellegrinaggio” si dice 朝圣进香(cháo shèng jìn xiāng) che significa letteralmente “rendere omaggio al sacro, presentando dell’incenso” come lo si fa davanti ad un antenato o a un sovrano. Molto spesso, nei loro peripli, i pellegrini, non passavano da una sola ma diverse montagne. Il più conosciuto di questi “giri” è quello delle “quattro montagne celebri” del buddhismo cinese (si da ming shan) tutte dedicate ai dei bodhisattva, cioè a quegli esseri illuminati che hanno rinunciato alla loro liberazione per la salvezza di tutti:

Il Monte Emei (峨嵋山 Éméi Shān) nella provincia di Sichuan (3099 metri), consacrato al culto di Samantabhadra (Puxian)

Il Monte Jiuhua, (九华山 Jiǔhuá Shān) nella provincia di Anhui (1342 metri), casa madre del sovrano dei morti che è Ksitigarbha (Dizang)

Il Monte Putuo, (普陀山 Pǔtúo Shān) nella provincia di Zhejiang (297 metri), centro dei devoti di Avalokitesvara (Guanyin)

Il Monte Wutai, (五台山 Wǔtái Shān)  nella provincia di Shanxi (3058 metri) dove è venerato Manjusri (Wenshu)

Secondo la tradizione taoista, le Montagne Sacre contengono l’energia tellurica simboleggiata dal dragone che corre sottoterra: gli antichi cinesi ritenevano che materia ed energia (qi) fossero fondamentalmente la stessa cosa e con la loro forma spinta verso il cielo le montagne erano l’esempio più evidente di energia convertita in materia. Centrale nel culto taoista delle montagne era la credenza che ci fossero cinque vette sacre, nel nord, sud, est ovest e centro della Cina, collegate direttamente al paradiso. Grazie alla loro speciale energia si pensava che le montagne nutrissero erbe e funghi magici usati per elisir dell’immortalità. Inoltre erano considerate luoghi ideale per il ritiro e la meditazione.

Le montagne, inoltre, servivano anche come dimora per divinità ed esseri immortali. Una delle divinità anticamente più famosa era la Regina Madre dell'Ovest: si pensava dimorasse in una montagna sacra chiamata Kunlun nell'estremo ovest del paese. La credenza tramanda che la Regina Madre apparisse a diversi imperatori per insegnare loro l’arte della longevità. Per questo era venerata a tutti i livelli della società come una matriarca divina. Altri immortali, inoltre, erano associati con le montagne: per questo molti importanti templi di culto furono edificati nelle montagne sacre. Il culto di questi immortali, inclusa la Regina Madre, continua in alcune comunità cinesi anche ai giorni nostri.

In Cina sono cinque le montagne considerate sacre dal taoismo:

Il Monte Song (嵩山 Sōng Shān). Noto anche come Picco del Centro (中岳Zhōng Yuè), nella provincia dello Henan, alto 1500m.

Il Monte Tai (泰山Tài Shān), noto anche come Picco dell'Est (东岳 Dōng Yuè), nella provincia dello Shandong, alto circa 2000m

Il Monte Heng (衡山 Héng Shān), noto anche come Picco del Sud (南岳; Nán Yuè), nella provincia dello Hunan), alto 1469m.

l Monte Hua (华山 Huá Shān), noto anche come Picco dell’Ovest (西; Xī Yuè ), nella provincia del Shaanxialto 2154m.

Il Monte Heng (恒山 Héng Shān) noto anche come Picco del Nord (; Běi Yuè), nella provincia del Shanxi,alto 2017m.

Un’ altra montagna mitica del taoismo è il  monte Kunlun (a nord dell’ altopiano del Tibet) considerato il luogo dove è possibile accedere per gradi ai più alti livelli di spiritualità, secondo «una vera e propria “scala d’ascesi” in tre fasi, che, partendo dalla conquista dell’immortalità, porta l’individuo allo stato di “divinità”(shen).» Prima ancora di questo, il Monte Kunlun simboleggerebbe «il punto che segna il passaggio dal Caos Primordiale all’ordine». Interessante come una delle ipotesi etimologiche avanzate dagli specialisti faccia derivare il nome Kunlun dal termine cinese hunlun, che «annovera tra i suoi significati anche quelli di “completezza”, “perfetta rotondità” e “sfericità”. Infatti anche la Montagna cosmica dell’Induismo presenta aspetti che rinviano alla nozione di Uovo Cosmico (Brahmāņda), le cui due metà, secondo il mito cosmogonico, vanno a formare rispettivamente il cielo e la terra.

 


Sitografia






http://www.padrebergamaschi.com/Bonardi/uomo_montagna.html

 

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