Dao De Jing

Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo,
senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo.
Più si va lontano, meno si conosce.
Per questo il saggio senza viaggiare conosce,
senza vedere nomina, senza agire compie.
Dao De Jing, Lao Zi

giovedì 12 maggio 2011

Così è se vi pare: La strana storia di un imperatore che diventò un comune cittadino

Chi non ha visto il bellissimo film di Bertolucci L’Ultimo Imperatore?: non tutti sanno però che il film è stato ispirato a Bertolucci dal libro From Emperor to citizen, la autobiografia di Aisin-Gioro Puyi (溥仪 pǔ yí), l’ultimo imperatore della Cina. Ancora meno persone sanno che questa autobiografia è un falso e anche Bernardo Bertolucci, che l'ha presa a spunto per il suo film è stato ingannato. E’ quanto racconta Giampaolo Visetti, corrispondente da Pechino di Repubblica, in un suo recente articolo: « A rivelarlo, dopo quasi mezzo secolo, è la casa editrice che ideò il clamoroso falso, su incarico di Mao Zedong … la Casa Editrice delle Masse, tutt'ora braccio ideologico del ministero della Pubblica Sicurezza, ha appena pubblicato la "versione grigia" dell'opera. È il presunto "testo originale", da cui emerge che quella universalmente conosciuta era una "copia politica" riscritta dagli storici maoisti: una scoperta destinata a riscrivere la storia dell'Ultimo Imperatore e della Cina contemporanea … Da Imperatore a Cittadino, scritto da un redattore della Casa editrice delle Masse, fu inviato a venti censori ufficiali. Centomila parole furono tagliate, interi capitoli inventati, decine di episodi-chiave falsificati costruendo prove capaci di certificarli ….La domanda ora è perché Pechino abbia deciso di rivelare la grande falsificazione, chiarendo metodi e obiettivi di una propaganda politica ancora pienamente attiva. La versione ufficiale è che i protagonisti della vita di Puyi stanno morendo e che lo Stato vuole "salvare un pezzo della storia nazionale". La verità è che la Cina non ha più bisogno del suo falso e positivo Ultimo Imperatore, ma di quello vero e negativo, estremo antidoto alla tentazione della nostalgia. Nessuno sa chi fu l'Imperatore divenuto Cittadino. Ora sappiamo chi non è stato e quale simbolo, per due volte, si vorrebbe che fosse. »

Ma al di là della propaganda e delle immagini patinate del film, una cosa che credo non si possa negare è che le donne abbiano giocato un ruolo essenziale nella vita dell’Ultimo Imperatore: proviamo a ripercorrere quegli anni turbolenti della prima metà del Novecento assieme ai personaggi “reali” di quell’epoca …

La dinastia Qing (清 qīng o Ch'ing) a volte nota anche come dinastia Manciù (满族 mǎn zú), fu fondata dal clan Manciù degli Aisin Gioro, nell'attuale Manciuria, espansasi poi nella Cina vera e propria e nei territori circostanti dell'Asia interna, costituendo così l'impero del grande Qing ( 大清帝國 dà qīng dì guó).

Traendo vantaggio dall'instabilità politica e dalle ribellioni popolari che sconvolgevano la dinastia Ming (明 míng), le forze militari dei Manciù occuparono nel 1644 la capitale dei Ming, Pechino, e vi rimasero fino alla detronizzazione della dinastia Qing nel corso della Rivoluzione Xinhai (辛亥 xīn hài ) del 1911, quando l'ultimo imperatore abdicò all'inizio del 1912.

Nell’Ottocento il controllo dei Qing si indebolì, e la prosperità dell'intera Cina diminuì di conseguenza. La nazione soffriva di un enorme squilibrio sociale, di stagnazione economica, e di un esplosivo tasso demografico che complicò sempre più la fornitura di cibo. Gli storici offrono varie spiegazioni a questi avvenimenti, ma generalmente si è d'accordo che il potere dei Qing era, nel corso dei secoli tormentato da problemi interni e da una pressione esterna che era semplicemente esagerata per il vetusto governo cinese, la burocrazia e gli affari economici.

Quando, nel 1815, finirono le guerre napoleoniche, il commercio mondiale crebbe rapidamente e la vasta popolazione cinese offrì mercati illimitati alle merci europee. La crescita di questo commercio, tuttavia, creò una sempre più crescente ostilità tra governi europei e il regime dei Qing. Alla fine del 1830 i governi di Gran Bretagna e Francia erano profondamente preoccupati per l'accumulo dei metalli preziosi (i cinesi volevano essere pagati solo in argento) e cercarono schemi commerciali alternativi con la Cina - il più estremo dei quali fu di rendere la Cina dipendente dall'oppio. Quando il regime dei Qing cercò di bandire la tratta dell'oppio nel 1838, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Cina.

La prima guerra dell'oppio rivelò lo stato fatiscente dell'esercito cinese che, sebbene superasse di gran lunga quello britannico per numero, la loro tecnologia e le tattiche erano inadeguate per una guerra contro la potenza mondiale dominante dal punto di vista tecnologico. I Qing nel 1842 si arresero e ciò segnò un colpo decisivo e umiliante per la nazione cinese. Il Trattato di Nanchino, che richiedeva pagamenti di riparazione di danni di guerra, permise l'accesso senza restrizioni agli Europei nei porti cinesi e cedette l'isola di Hong Kong alla Gran Bretagna, rivelando molte inadeguatezze nel governo Qing e provocando ribellioni sparse contro il regime.

Nel 1854 la Gran Bretagna tentò di negoziare di nuovo il Trattato di Nanchino inserendo clausole che permettessero l'accesso commerciale ai fiumi cinesi e la creazione di un'ambasciata britannica permanente a Pechino. Quest'ultima clausola offese il regime dei Qing che si rifiutò di firmare e provocando così un'altra guerra contro la Gran Bretagna. La seconda guerra dell'oppio terminò con un'altra cocente sconfitta cinese, mentre il Trattato di Tianjin conteneva clausole che insultavano ampiamente i Cinesi, quali la richiesta che tutti i documenti ufficiali cinesi venissero scritti in inglese e una provvigione che garantisse alle navi da guerra britanniche accesso illimitato a tutti i fiumi navigabili cinesi.

Alla fine del XIX secolo emerse un nuovo leader. L'imperatrice Cixi (慈禧太后 cí xǐ tài hòu) , concubina dell'imperatore Xianfeng (咸丰 xián fēng) , madre dell'imperatore bambino Tongzhi (同治 tóng zhì) morto poi prematuramente di vaiolo all’età di 18 anni. Non essendoci successori naturali Cixi fece eleggere imperatore suo nipote Guangxu (光緒 guāng xù) di soli quattro anni, lo adottò come figlio e nel ruolo di “Regina Madre” , riuscì con successo a controllare il governo Qing e fu di fatto leader della Cina per 47 anni.

Dopo 10 anni di reggenza nel regno dell'imperatore Guangxu, la pressione occidentale era così forte che Cixi fu costretta a rinunciare ad ogni sorta di potere. Nel 1898 Guangxu tentò la cosiddetta “Riforma dei Cento Giorni” , nei quali vennero approvate nuove leggi e vennero aboliti alcuni vecchi regolamenti. Ma Cixi riuscì riprendere il controllo della situazione e a reprimere gli ideali del giovane Guangxu, facendolo imprigionare nel suo palazzo, con la scusa di una cospirazione.

Cixi era vecchia e malata, ma sul suo letto di morte la imperatrice aveva chiamato a succederle, il 7 febbraio 1906, Puyi, figlio del fratello dell’ imperatore incarcerato. Per assicurarsi che il vero imperatore non interferisse nei suoi progetti, lo aveva fatto poi avvelenare. Puyi aveva quasi tre anni quando l’imperatrice vedova morì ed assunse il titolo di imperatore con il nome Xuan Tong (宣統 xuān tǒng): il padre, principe Zaifeng (载沣 zài fēng) assunse il ruolo di reggente.

Zaifeng col piccolo Puyi

La rivolta di Wuchang nel 1911 portò alla proclamazione di indipendenza e della Repubblica di Cina, e all’abdicazione dell’imperatore bambino Puyi. Si concludeva così la storia imperiale bimillenaria della Cina.

Ma qui si apre uno degli infiniti paradossi del mondo cinese: a Puyi fu consentito di vivere nella città proibita “come se” fosse ancora imperatore, assieme a tutta la sua corte, purché non interferisse con la vita politica della nuova repubblica.

La città proibita è situata in centro a Pechino sul fronte della famosa piazza di Tian An Men. Il suo nome deriva dal fatto che ai comuni cittadini non era permesso l’accesso all’area riservata ai palazzi imperiali. La città, costruita fra 1406 e 1420 dagli imperatori della dinastia Ming, era circondata da una alto muro e da un profondo fossato. Si estende su di una superficie di 720.000 metri quadrati e consiste di 800 edifici, divisi in 8.886 stanze.

Le pareti della città sono rosse ed il tetto è oro -- i colori della corte imperiale. Ogni dinastia imperiale in Cina aveva assunto uno dei cinque colori come proprio emblema: l Qing avevano scelto il giallo. A nessuno era permesso di usare il colore giallo tranne che l'imperatore. Quasi tutto intorno lui era giallo: le mattonelle del pavimento, i piatti, il suo cuscino e le coperte.

La città proibita era gestita esclusivamente dagli eunuchi di corte: e queste sono alcuni aspetti della “fantastica” vita di un imperatore cinese … dal momento in cui fu riconosciuto imperatore, fu posto sotto la tutela di quattro concubine del precedente imperatore ed ebbe la opportunità di incontrare la vera madre solo dopo aver compiuto dieci anni: Puyi diceva infatti a proposito: «anche se ho avuto molte madri, non ho mai conosciuto l’amore materno». la sua vera madre, dopo inutili discussioni con le concubine imperiali su come allevare il figlio, disperata si suicidò col veleno. Col padre le cose andavano un po’ meglio: il principe chun visitava il figlio ogni due mesi, ma non più di due/tre minuti per volta …

Puyi non è venuto a contatto di un altro bambino fino all’età di sette anni, quando ha ricevuto in visita suo fratello e sua sorella. I bambini avevano giocato assieme divertendosi fino a che Puyi non notò il colore del rivestimento del manicotto del suo fratello. Era giallo! Oltraggiato, Puyi ha sgridato suo fratello, che levatosi in piedi ha risposto «esso non è giallo, è albicocca, vostra Maestà imperiale.»

Gli eunuchi inoltre trattavano Puyi con grande formalità. Dovunque egli andasse nella città proibita era accompagnato da una enorme processione. Quando usciva per giocare, era sempre seguito da eunuchi silenziosi, alcuni armati da antiche alabarde per difenderlo da improbabili pericoli, altri portavano con se medicine tradizionali cinesi da usare se lui si fosse fatto male, altri infine portavano delle prelibatezze in recipienti di lacca nel caso avesse avuto fame. Quando l’imperatore chiedeva di “portare alimento” si scatenava il gruppo degli eunuchi di cucina: venivano mostrate all’imperatore sei liste con il menù del giorno: due liste con le portate principali, una per le verdure ed altre tre con i le preparazioni di riso e i dolci. Un menù “ristretto” a sole 25 possibilità … il pasto degli imperatori precedenti era sempre stato di almeno 100 piatti diversi!


Puyi adolescente
Nel 1917, quando Puyi aveva nove anni, un signore della guerra, Chang Xun, tentò di ripristinare l’impero e rimettere sul trono Puyi. Dopo avere circondato Pechino col proprio esercito Chang Xun fece pubblicare un decreto che dichiarava Puyi nuovamente imperatore, scatenando le ire dei repubblicani che accusarono i monarchici di usare Puyi come un burattino.

Sei giorni dopo un aereo lasciava cadere tre bombe sulla città proibita … era la prima incursione dall’aria nella storia cinese: Puyi era nel sua aula quando ha sentito le esplosioni e in seguito aveva commentato « ero talmente terrorizzato che i miei insegnati privati erano sbiancati in volto..». Pochi giorni dopo i repubblicani avevano ripreso il controllo della situazione e la vita di Puyi riprese esattamente come prima, alternando lunghe ore di studio ai suoi giochi “solitari” circondato da decine di eunuchi … Puyi ha ricevuto una formazione irregolare. Ha studiato i classici, storia e la poesia, ma non ha imparato la matematica, geografia o la scienza. Le sue lezioni erano in cinese e Manciù.


Reginald Johnston
I mancesi tuttavia speravano sempre di riportare Puyi al trono, e tentarono dei contatti con le potenze occidentali che avrebbero potuto aiutarli a raggiungere il loro scopo. Con la scusa di fargli imparare l’inglese gli eunuchi chiesero infatti ad un ufficiale dell’Ufficio Coloniale inglese, tal Reginald Johnston, di diventare il tutore di Puyi. Johnston non era in realtà un vero insegnante: la sua funzione era quella fare da intermediario tra l’entourage dell’ imperatore ed il governo britannico. Tuttavia, non solo Puyi imparò l’inglese, ma tra i due si sviluppò presto una buona amicizia: la presenza di Johnston influenzò profondamente il giovane imperatore che fu subito affascinato dalla cultura occidentale. Fu Johnston che notò che Puyi aveva bisogno degli occhiali. I consiglieri di Puyi erano fortemente contrari alla cosa, considerando li occhiali una cosa troppo “occidentale” per un imperatore cinese, ma Puyi non li ascoltò e portò gli occhiali per il resto della sua vita.

Puyi chiese a Johnston di aiutarlo a scegliere un nome inglese per sé: Johnston gli diede una lista dei nomi dei re britannici e Puyi ha scelto “Henry”: ecco perché potete trovare l'ultimo imperatore della Cina elencato in enciclopedie come Henry Puyi.

Nella misura in cui Puyi prendeva coscienza del mondo tramite i suoi studi, si rendeva conto di essere un prigioniero nella città proibita. All'età di 15 provò a uscire corrompendo le guardie di protezione al cancello. Ma i gendarmi (molto cinesi …) presero i suoi soldi, quindi lo denunciarono.
Puyi e Wan Rong


Quando Puyi compì 16 anni, i suoi tutori decisero che fosse arrivato il momento per lui di prendere moglie: gli mostrarono delle fotografie di quattro giovanette – rigorosamente mancesi – e lui optò per Wen Xiu. Naturalmente i suoi tutori non furono d’accordo, sostenendo che Wen Xiu non fosse sufficientemente raffinata per diventare imperatrice: Puyi quindi “scelse liberamente” Wan Rong (婉容 Wǎn Róng) (nome occidentale: Elizabeth) molto più di bella presenza. Sembra che la prima notte di nozze Puyi sia stato assalito da una crisi di panico e che sia fuggito dalla camera da letto … è possibile che non abbia mai avuto rapporti: sicuramente non ha avuto figli. Puyi tuttavia riuscì, col consenso di Elizabeth a sposare anche Wen Xiu.

Nel 1924 il conflitto tra i signori della guerra continuava sempre più forte: di fronte alle pressioni di Jiang Jieshi (più noto come Chang Kaishek) perché il titolo imperiale fosse definitivamente abolito, e Puyi fosse cacciato dalla Città Proibita: temendo per la sua vita Puyi fu indotto dagli eunuchi a trovare rifugio nella ambasciata giapponese, dove trovò un calda accoglienza.

Puyi e Wen Xiu

Qualche mese dopo Puyi e la sua corte vennero trasferiti nella concessione giapponese di Tianjin. Quello che Puyi aveva definito inizialmente “volo verso la libertà” venne poi commentato dallo stesso imperatore come “sono entrato nelle fauci della tigre”. È rimasto là per alcuni anni, sperando di riguadagnare il suo trono. Tianjin era una città cosmopolita ed Henry Puyi e la sua moglie Elizabeth hanno avuto intensa vita di società. Il loro rapporto intimo era comunque molto freddo. Elizabeth ha soprannominato il suo marito “eunuco”. Le cose andavano invece un po’ meglio con l’altra consorte, Wen Xiu. Ma Wen Xiu probabilmente gelosa della posizione di Elizabeth come imperatrice, alla fine chiese il divorzio. Il divorzio era un fatto senza precedenti nella storia della famiglia imperiale, e Puyi non desiderando uno scandalo pubblico, acconsentì che Wen Xiu ritornasse a Pechino. Lei ha vissuto fino al 1950 e non si è più risposata.

Nel 1931 il Giappone occupò la provincia della Manciuria e a Puyi fu chiesto di collaborare per la istituzione di uno stato indipendente, il Manchukuò (满洲国 mǎn zhōu guó). Accettò l'offerta dell'esercito di introdursi segretamente in Manciuria: una notte indossando un'uniforme militare giapponese e nascosto nel bagagliaio di un automobile raggiunse il porto dove fu caricato su una barca che, raggiunto il mare aperto lo imbarcò su una nave giapponese che lo ha condusse in Manciuria. (peccato che Puyi fosse all’oscuro che in caso di attacco cinese, la sua barca era destinata ad esplodere …)

Elizabeth lo ha raggiunto successivamente là, ma i rapporti con Puyi erano sempre più freddi. Scoperta una relazione con una sua guardia del corpo Puyi la aveva punita segregandola nelle sue stanze. Fu così che l’imperatrice gradualmente è diventato una persona dedita dell'oppio e si deteriorò mentalmente e fisicamente.

Puyi fu nominato inizialmente “solo” reggente del nuovo stato, con sua grande delusione si accorse gradualmente di essere uno strumento nelle mani dei giapponesi … gli unici paesi che riconobbero l'esistenza del Manciukuò erano, guarda caso, il Giappone, la Germania e.. l’Italia (ricordate il famoso Asse Roma-Tokio-Berlino?).

Tan Yuling

Solo 1934 i giapponesi concessero a Puyi il titolo di imperatore del Manchukuò con il nome Kang Te (Tranquillità e Virtù): I giapponesi gli fornirono un palazzo ed finanziarono la sua corte. Tuttavia Puyi si rese ben presto conto di essere un figurante nelle mani dei giapponesi che prendevano tutte le decisioni, non solo riguardo alla sua vita pubblica ma interferivano pesantemente anche in quella privata. I giapponesi pretesero che Puyi si convertisse allo Shintoismo. Anche in questa occasione la ribellione di Puyi è stata molto personale. Ha abbracciato pubblicamente la religione giapponese, ma in realtà si era convertito segretamente alla religione buddhista.

Puyi, di nuovo imperatore, decise di prendere un nuova consorte Manchu chiamata Yuling (Liuto di Giada). Originaria del clan mancese Tatala, Tan Yuling (谭玉龄 tán yù líng, che significa “Anni di Giada”)) nel 1927, a soli sette anni era entrata a servizio di corte Nel 1937 fu scelta da Puyi come concubina imperiale di Quinto Livello (祥贵人 xiáng guì rén ,cioè “Persona di Prezioso Auspicio”). Morì sei anni dopo stroncata da una febbre tifoide: Puyi sospettò di quella morte, essendo la moglie deceduta poco dopo una iniezione fatta da un medico giapponese. Yuling infatti si era mostra sdegnata del fatto che l’imperatore fosse sotto il controllo dei giapponesi. Dopo la sua morte Yuling fu elevata al grado di “Concubina di Secondo Livello” (贵妃, guì fēi cioè “Nobile Consorte” ) con il nome di Ming Xian (明显 míng xiǎn, cioè “persona luminosa”). Per la cronaca, nel 2004, i discendenti della casa imperiale Qing la hanno elevata al rango di “Concubina di Primo Livello” (皇贵妃 huáng guì fēi = Nobile Consorte Imperiale).

Puyi e Li Yuqin

I giapponesi in seguito, gli fecero pressioni perché scegliesse un donna giapponese in sua sostituzione, ma Puyi, stranamente resistette ed optò per Li Yuqin (李玉琴 lǐ yù qín). Yuqin, il cui nome significa “Liuto di Giada” nota anche come “l’ultima concubine imperiale” è stata la quarta moglie di Puyi : aveva 15 anni nel 1943, quando fu scelta come concubina imperiale: fu poi abbandonata dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando il Giappone, nel 1945 capitolò. Li Yuqin restò in Manciuria dopo che Puyi fu preso prigioniero dalle truppe sovietiche. Dopo la presa del potere in Cina del partito Comunista, lei continuò a vivere in Cina a Changchun lavorando in una libreria. Nel 1957 divorziò formalmente da Puyi ed in seguito si sposò con un tecnico da cui ebbe due figli. Le autorità locali tentarono di dissuaderla dal chiedere il divorzio, sostenendo che Puyi era diventato una persona nuova … In seguito suo figlio, commentò l’evento dicendo “mia madre aveva il diritto di perseguire la propria felicità”. Li Yuqin è deceduta a Changchun nel 2001 di cirrosi epatica.

Dopo la sua abdicazione i Soviet avevano detto a Puyi che avrebbe potuto volare in Giappone assieme ad otto persone del suo seguito: lui scelse suo fratello, tre nipoti, due cognati un medico ed un servo e … nessuna moglie! Non rivide più Elizabeth, che ormai distrutta dalla droga, morì in una prigione cinese a soli 40 anni.

Ultimo colpo di scena: Puyi ed il suo seguito non furono trasferiti in Giappone - come concordato - bensì trasportati in Russia dove furono posti agli arresti domiciliari. In Russia, dove rimase cinque anni, Puyi è stato trattato relativamente bene: Stalin pensava che l'imperatore cinese potesse rivelarsi utile ai Soviet successivamente.

Infine, in 1950, i Soviet hanno ceduto il controllo di Puyi ai cinesi. Costretto a lasciare la sua comoda villa russa, è stato rinchiuso in una prigione cinese in cui è rimasto per nove anni. Ha dormito in una cella con altri prigionieri, ha fatto umili lavori ed ha resistito al costante lavaggio del cervello. I comunisti lo hanno incitato a denunciare la sua credenza buddista costringendolo ad uccidere volatili e topi. Puyi è si è sottomesso umilmente alle richieste dei suoi carcerieri, sapendo che doveva fare quanto richiestogli nella speranza di essere liberato un giorno.

Puyi prigioniero

Nel dicembre del 1959 infine è stato liberato: aveva 50 anni. È andato vivere con la sua famiglia nella casa di suo padre a Pechino. La Città Proibita a ora era aperta al pubblico e Puyi la ha visitata come un comune cittadino. Il governo cinese gli ha assegnato un lavoro da giardiniere presso il parco dell'Istituto di Scienza della Botanica.


Puyi con Li Shuxian
Nel 1962 il presidente Mao ha consentito a Puyi di sposare un membro del partito comunista, Li Shuxian (李淑賢 Lǐ Shū Xián). Shuxian, il cui nome significa “Gentile e Virtuosa”, era stata un'infermiera in un ospedale in cui Puyi è stato ricoverato durante la sua prigionia. Era la prima volta nella storia che un imperatore Manchu avesse sposato una donna cinese. Li Shuxian è stata la quinta ed ultima moglie di Puyi: un amico comune aveva fatto conoscere Li Shuxian a Puyi: si sposarono lo stesso anno con gli auguri del premier Zhu Enlai. Puyi non ebbe figli da questa donna, che però lo accompagnò fino ai suoi ultimi giorni. Dopo la morte del marito, Li Shuxian si ritirò a vita privata: poiché non aveva un impiego regolare all’ospedale, ebbe delle difficoltà economiche, che furono compensate da un intervento del premier Zhu Enlai che le fece assegnare un aiuto finanziario speciale. Morta di tumore all’età di 73 anni, aveva lasciato nel suo testamento il desiderio di essere tumulata assieme a Tan Yuling (la seconda moglie di Puyi), ma a tutt’oggi questo suo desiderio non è stato ancora realizzato.

Nel 1965 Mao scatenò la famosa Rivoluzione Culturale, per eliminare gli intellettuali che gli si opponevano: quando Puyi morì nel 1967, si è detto che fosse stato assassinato dai rivoluzionari. La relazione ufficiale della sua morte ha detto che aveva problemi cardiaci, soffriva si uricemia e negli ultimi tempi era stato colpito da un tumore ad un rene.

Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri vennero poste a Pechino nel Cimitero della Rivoluzione Babaoshan:  ironia della sorte, dopo una nonna terribile, una madre disperata, quattro madri adottive, eunuchi come tutori, ben cinque concubine... il mausoleo dove è stato sepolto era, prima della rivoluzione comunista,  un cimitero per concubine e eunuchi imperiali.

Riferimenti bibliografici


G.Visetti, Piccole storie cinesi. Il falso ultimo imperatore,
http://d.repubblica.it/dmemory/2011/04/16/rubriche/rubriche/040chi73840.html

Five Wives of The Last Emperor Puyi
http://history.cultural-china.com/en/48History6760.html

Yasumi Matsumoto, the last Emperor
http://www.csuchico.edu/~cheinz/syllabi/fall99/matsumoto/index.html

http://it.wikipedia.org/wiki/L'ultimo_imperatore

http://it.wikipedia.org/wiki/Pu_Yi






















Nessun commento:

Posta un commento